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Il caso
15 Marzo 2026 - 16:15
La vicenda dei cosiddetti “bambini del bosco” si fa sempre più complessa e il clima attorno al caso appare ormai segnato da una contrapposizione durissima tra le parti coinvolte. Al centro della disputa resta l’allontanamento dei tre figli di Catherine e Nathan Trevallion, collocati da quattro mesi in una casa famiglia su decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila.
Negli ultimi giorni lo scontro si è esteso anche al piano legale. L’assistente sociale Veruska D’Angelo, autrice della relazione che ha dato avvio al percorso culminato nella revoca della potestà genitoriale, ha presentato una segnalazione formale al Tribunale nei confronti degli avvocati della famiglia, Marco Femminella e Danila Solinas. Secondo quanto riportato nella segnalazione, i due legali avrebbero ostacolato l’attività della funzionaria durante la perizia psicologica sui genitori, impedendole di svolgere il proprio ruolo di pubblico ufficiale. Da qui l’accusa di violenza privata.
La posizione dei difensori della famiglia è diametralmente opposta. Gli avvocati respingono ogni addebito e ritengono l’iniziativa dell’assistente sociale un atto senza precedenti nel contesto di uno Stato democratico, interpretandola come l’ennesimo segnale di un clima fortemente conflittuale che da mesi accompagna l’intera vicenda.
Le tensioni si sono intensificate dopo l’ordinanza firmata dal giudice Cecilia Angrisano, che ha disposto l’immediato allontanamento della madre dalla struttura e il divieto di avvicinamento ai figli. Il provvedimento ha, inoltre, previsto il trasferimento dei minori in un’altra struttura, decisione che ha acceso il dibattito politico e mediatico, soprattutto per il timore che la situazione possa evolvere verso una procedura di adozione.
Nel frattempo è arrivato anche l’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha deciso di inviare ispettori ministeriali al Tribunale dell’Aquila. La missione è prevista per martedì e punta a verificare il corretto svolgimento delle procedure. Questo passaggio potrebbe aprire uno spiraglio verso una possibile ricomposizione familiare.
Tra le ipotesi al vaglio vi sarebbe, infatti, quella di un affidamento esclusivo al padre Nathan, considerato dai servizi sociali più collaborativo nel percorso indicato dalle autorità. Diversa la valutazione sulla madre Catherine: nella decisione del Tribunale la sua condotta viene descritta come potenzialmente pregiudizievole per l’istruzione, l’equilibrio psicologico e perfino la sicurezza dei figli.
Intanto, per gestire anche l’impatto mediatico della vicenda, è stata nominata l’avvocata Maria Pina Benedetti come rappresentante dell’Ecad 14 Alto Vastese, l’ente che gestisce il servizio sociale territoriale coinvolto nel caso. Secondo la legale, gli operatori della casa famiglia di Vasto sarebbero riusciti negli ultimi tempi a ristabilire relazioni positive con i minori, elemento che potrebbe portare il Tribunale a riconsiderare la precedente decisione di trasferimento.
Parallelamente si è aperto un ulteriore fronte con la Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni. Dopo aver ricevuto il rifiuto a visitare i bambini accompagnata da professionisti di sua fiducia, la Garante si è recata comunque da sola nella struttura. In quell’occasione, tuttavia, non sarebbe riuscita a incontrare l’assistente sociale né ad avviare un confronto diretto. Terragni ha spiegato che l’interlocuzione con i servizi sociali si sta rivelando particolarmente difficile e che perfino ottenere un contatto telefonico si sarebbe rivelato complicato.
La storia dei tre fratelli al centro del caso continua, dunque, a svilupparsi tra azioni giudiziarie, verifiche ministeriali e forti tensioni istituzionali, mentre resta aperta la questione più delicata: capire quale sarà il futuro dei bambini e se sarà possibile arrivare a un ricongiungimento familiare.
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