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Caso La Russa–Nicita: il fuorionda al Senato divide la politica

Il video registrato il 5 marzo mostra il presidente del Senato rivolgersi con un insulto al senatore del Partito Democratico

Caso La Russa–Nicita

Un fuorionda registrato durante una seduta del Senato ha dato origine a un caso politico che coinvolge il presidente dell’assemblea Ignazio La Russa e il senatore del Partito Democratico

Un fuorionda registrato durante una seduta del Senato ha dato origine a un caso politico che coinvolge il presidente dell’assemblea Ignazio La Russa e il senatore del Partito Democratico Antonio Nicita. L’episodio risale al 5 marzo, ma il video è stato diffuso successivamente sui media e sui social network.

Nel filmato si sente La Russa, mentre presiede la seduta, rivolgersi alle persone sedute accanto a lui con la frase: «Come si chiama quel co*one che continua a urlare?»**. La domanda era riferita a un parlamentare dell’opposizione che stava intervenendo nel dibattito in Aula. Poco dopo gli viene indicato che si tratta del senatore Antonio Nicita.

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Secondo le ricostruzioni, l’episodio avviene durante una discussione parlamentare su temi di politica internazionale, in un contesto di interventi e interruzioni tra maggioranza e opposizione. Il commento di La Russa, pronunciato credendo probabilmente che il microfono non fosse attivo, è rimasto registrato nelle riprese della seduta.

Subito dopo aver ricevuto l’indicazione sull’identità del parlamentare, La Russa si è rivolto direttamente a Nicita in Aula con un tono formale, affermando: «Nicita, abbiamo apprezzato il suo intervento», frase interpretata da alcuni osservatori come ironica.

La diffusione del video ha generato reazioni e discussioni politiche. Il senatore Nicita ha dichiarato di essere venuto a conoscenza dell’episodio solo in seguito alla circolazione delle immagini e ha criticato l’accaduto, sostenendo che la vicenda riguarda il rispetto del ruolo delle istituzioni.

Dal canto suo, attraverso il proprio portavoce, La Russa ha fatto sapere di aver cercato un contatto telefonico con Nicita per chiarire l’accaduto e di aver espresso scuse nel caso in cui l’espressione fosse stata interpretata come un’offesa personale.

L’episodio ha riacceso il dibattito sul linguaggio utilizzato durante le sedute parlamentari e sulle dinamiche del confronto politico in Aula.

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