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Il caso
17 Marzo 2026 - 16:23
Incensurati, senza precedenti e tra loro sconosciuti. Persone considerate insospettabili, almeno all’apparenza. È da questo profilo che prende forma l’inchiesta della polizia contro la diffusione di materiale pedopornografico online, che ha portato a tre arresti e cinque denunce in Piemonte. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino e condotta dalla Polizia Postale piemontese sotto la direzione dei pm Valentina Sellaroli e Chiara Maina, nasce dal monitoraggio costante della rete e si è sviluppata attraverso attività sotto copertura. Gli agenti si sono finti utenti interessati, utilizzando identità fittizie per infiltrarsi negli ambienti virtuali dedicati allo scambio di immagini e video illegali. Un lavoro investigativo lungo e mirato, che ha consentito di entrare in contatto diretto con gli utenti e documentare lo scambio di materiale pedopornografico, ottenendo così riscontri immediati sull’effettiva disponibilità dei file da parte degli indagati. I tre arrestati - due residenti nel capoluogo piemontese e uno in provincia di Asti, di età compresa tra i 42 e i 61 anni - sono accusati di detenzione di materiale pedopornografico. Nel corso delle perquisizioni domiciliari, eseguite con il supporto delle sezioni operative di Aosta, Asti, Cuneo e Novara, è stato sequestrato un ingente quantitativo di dispositivi informatici: computer, hard disk e supporti di archiviazione contenenti centinaia di file. Le immagini e i video sequestrati raffigurano minori, anche in tenera età, in atteggiamenti espliciti. Parte del materiale presenta contenuti particolarmente violenti, il cosiddetto «gore». La maggior parte dei file era nella disponibilità degli arrestati, mentre le cinque persone denunciate risultano coinvolte nelle stesse attività di scambio. Determinante, ai fini dell’indagine, l’attività sotto copertura, svolta previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria. «Il monitoraggio della rete da parte nostra è pressoché continuo, non smettiamo mai», ha spiegato Assunta Esposito, alla guida del Centro operativo sicurezza cibernetica per Piemonte e Valle d’Aosta. «Queste attività sono le più efficaci perché consentono di ottenere un riscontro diretto: il materiale viene scambiato con noi e, attraverso la tracciatura delle connessioni, riusciamo a risalire all’identità dei responsabili».
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