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Scuola
18 Marzo 2026 - 14:55
A partire dall’anno scolastico 2026/2027, entrerà in vigore il nuovo assetto orario per gli istituti tecnici, stabilito dal decreto ministeriale del 19 febbraio 2026. La revisione prevede una riduzione significativa delle ore dedicate ad alcune materie fondamentali, tra cui italiano, geografia e seconda lingua comunitaria.
Tra le modifiche principali emerge il taglio di un’ora settimanale di italiano. Ancora più incisiva è la riduzione delle ore per la seconda lingua straniera, soprattutto negli indirizzi come Relazioni Internazionali per il Marketing (RIM).
Attualmente, nel biennio, sono previste tre ore settimanali (99 ore annue), ma con la riforma si scenderà a due ore a settimana (66 ore annue), fino ad arrivare a una sola ora nell’ultimo anno del triennio.
Anche la geografia subisce una contrazione rilevante:
Nel settore tecnologico-ambientale sarà limitata a un’ora settimanale nel primo anno
Negli indirizzi economici si registra un taglio del 30%, passando da sei a quattro ore complessive nel biennio
La riforma ha suscitato forti reazioni tra i sindacati della scuola, che denunciano un progressivo ridimensionamento dell’offerta formativa.
La Gilda degli Insegnanti parla apertamente di un quadro “allarmante”, sottolineando come la riduzione delle ore rappresenti un segnale di scarsa attenzione verso l’istruzione pubblica. Secondo il coordinamento nazionale, si tratta di una politica che punta al risparmio economico, ma a scapito della qualità educativa.
Preoccupazioni simili arrivano anche dalla FLC CGIL, che evidenzia una situazione di forte criticità legata all’applicazione dei nuovi orari, anche in assenza di indicazioni complete sulle classi di concorso.
Secondo i sindacati, le conseguenze della riforma potrebbero essere rilevanti:
Riduzione dei posti di lavoro per i docenti
Impoverimento dell’offerta didattica
Indebolimento della funzione educativa degli istituti tecnici
Il timore principale è che il sistema scolastico pubblico venga progressivamente svuotato di contenuti e risorse, compromettendo il suo ruolo di ascensore sociale e presidio culturale.
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