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Salute e prevenzione
19 Marzo 2026 - 18:46
Negli ultimi decenni la diffusione delle vaccinazioni ha compiuto passi enormi: oggi oltre l’80% dei Paesi nel mondo riesce a garantire programmi di immunizzazione che coprono almeno dieci malattie nel corso della vita. Questo risultato emerge dal rapporto del Dipartimento dedicato a Immunizzazione, Vaccini e Prodotti Biologici, presentato al gruppo di esperti strategici dell’OMS.
Nonostante i progressi, l’obiettivo rimane quello di migliorare ulteriormente la copertura vaccinale globale, rendendo i calendari più efficienti, integrando le strategie sanitarie e contrastando la crescente disinformazione sui vaccini. In questo contesto arrivano aggiornamenti importanti su diverse patologie, a partire dal Covid-19.
Richiami Covid: la prevenzione resta centrale
Anche se l’emergenza pandemica è ormai superata, il virus continua a rappresentare un rischio per alcune categorie fragili. Le nuove indicazioni suggeriscono di mantenere alta l’attenzione attraverso richiami periodici.
Per i soggetti più vulnerabili — come anziani molto longevi, persone con malattie croniche, immunodepressi o ospiti di strutture assistenziali — è raccomandata una strategia con due dosi annuali, distanziate di circa sei mesi. Per altri gruppi a rischio, tra cui anziani senza patologie gravi, adulti, bambini con condizioni cliniche particolari e operatori sanitari, può essere sufficiente una dose all’anno.
Le politiche vaccinali restano comunque adattabili a livello nazionale, in base a fattori come la situazione epidemiologica e la sostenibilità economica. In gravidanza è prevista una dose per ogni gestazione, preferibilmente nel secondo trimestre. Per i bambini tra i 6 e i 23 mesi, invece, la vaccinazione è indicata solo dove il rischio di malattia risulta significativo.
Aggiornamenti rilevanti anche per il tifo, una malattia che provoca milioni di casi e decine di migliaia di decessi ogni anno. Il vaccino coniugato, già utilizzato nei Paesi più colpiti, potrebbe richiedere un richiamo intorno ai 5 anni di età.
Questa raccomandazione nasce dalle evidenze che mostrano un picco dei contagi tra i 5 e i 9 anni, pur restando rilevante anche nei più piccoli. Inoltre, l’aumento dei ceppi resistenti agli antibiotici rafforza l’importanza della prevenzione vaccinale come strumento fondamentale di controllo della malattia.
Per quanto riguarda la poliomielite, il percorso verso l’eradicazione globale continua, ma con alcune revisioni nelle strategie vaccinali. Le indicazioni puntano a ridurre gradualmente l’uso dei vaccini orali in favore di quelli inattivati.
Nei Paesi con minore rischio, è possibile diminuire il numero di dosi del vaccino orale bivalente, passando da tre a due somministrazioni nei casi in cui siano già previste tre dosi del vaccino inattivato nel primo anno di vita. Tuttavia, in alcune aree del mondo persistono criticità: in diverse regioni africane continuano a circolare sia virus selvaggi sia varianti derivanti da vaccini, spesso legate a coperture vaccinali insufficienti.
Un altro tema centrale riguarda la sostenibilità dei programmi vaccinali. Per aiutare i Paesi con risorse limitate, viene promosso un approccio basato sull’ottimizzazione del portafoglio vaccinale (VPOP), che consente di definire priorità e allocare meglio le risorse disponibili.
In questo scenario si inserisce il ruolo di Gavi, l’alleanza internazionale che supporta la vaccinazione di milioni di bambini nel mondo. La nuova fase di finanziamento copre il periodo 2026-2030, con l’obiettivo di garantire continuità ai programmi. Tuttavia, i recenti tagli rispetto ai fondi attesi hanno imposto una revisione delle strategie, con maggiore attenzione a costi e organizzazione.
Il modello futuro prevede che ogni Paese disponga di un budget vaccinale definito, scegliendo come distribuirlo tra le diverse esigenze sanitarie. La collaborazione tra organismi internazionali sarà fondamentale anche per lo sviluppo e la diffusione di nuovi vaccini, tra cui quelli contro tubercolosi e dengue.
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