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21 Marzo 2026 - 07:27
La recente guerra in Medio Oriente ha scosso profondamente la reputazione di Dubai, a lungo considerata un hub stabile e sicuro nella regione del Golfo. Negli ultimi anni, la città aveva registrato una crescita rapidissima, attirando investitori internazionali e nuovi residenti. Tuttavia, gli attacchi e le tensioni militari — con l’aeroporto spesso preso di mira e i droni intercettati nei cieli tra i grattacieli — hanno cambiato radicalmente la percezione globale.
Le conseguenze si riflettono chiaramente sul mercato immobiliare, in forte contrazione dalla fine di febbraio, momento di escalation del conflitto. Secondo analisi di Goldman Sachs, il valore totale delle compravendite nella prima metà di marzo è diminuito del 31% su base annua e addirittura del 51% rispetto al mese precedente.
A soffrire maggiormente sono:
il mercato secondario (immobili già costruiti), con un calo del 59%
il segmento delle ville di lusso, che registra un crollo dell’89%
le proprietà su progetto, in discesa del 38%, soprattutto per quanto riguarda gli appartamenti
Anche i prezzi mostrano segnali negativi. Nei primi giorni di marzo:
gli appartamenti hanno registrato un calo del 3% annuo e dell’8% mensile
le ville, pur mantenendo un +16% rispetto al 2025, iniziano a scendere su base mensile (-2%)
La crisi colpisce anche i principali operatori del settore. Le azioni di Emaar Properties, colosso immobiliare responsabile di progetti iconici come il Burj Khalifa, hanno perso circa il 40% del loro valore dall’inizio della guerra.
Non solo immobili: anche il comparto finanziario mostra segni di debolezza. I sukuk (obbligazioni islamiche) legati al real estate hanno subito perdite significative:
-8,5% per quelli emessi da Sobha Realty
-7,8% per quelli di Binghatti Holding
Alcuni dati raccolti dalla stampa internazionale evidenziano il rapido calo dei prezzi:
una villa sull’isola di Lanai ha perso 2,3 milioni di sterline in un solo giorno
nella zona di Jumeirah, diverse proprietà risultano in vendita con ribassi fino a 1 milione rispetto al prezzo iniziale
Secondo gli analisti, il segmento più vulnerabile resta quello del lusso. Se il conflitto dovesse prolungarsi:
molti milionari e miliardari potrebbero lasciare Dubai
si ridurrebbe l’afflusso di nuovi residenti facoltosi
i grandi progetti edilizi rischierebbero di restare incompiuti o meno redditizi
Il futuro del mercato immobiliare dipenderà in gran parte dalla durata della guerra. Una crisi prolungata potrebbe compromettere non solo i prezzi, ma anche l’intero modello di sviluppo urbano della città, basato su investimenti esteri, espansione edilizia e attrattività internazionale.
In sintesi, Dubai si trova oggi ad affrontare una fase delicata, in cui instabilità geopolitica e fiducia degli investitori diventano fattori decisivi per il suo futuro economico.
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