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I dati

Lavoro domestico, il 54% degli italiani non lo vuole per i propri figli

Indagine Censis: il 72% lo considera poco stimato, ma per quasi 9 italiani su 10 resta essenziale per il benessere della società

Lavoro domestico, il 54% degli italiani non lo vuole per i propri figli

Nonostante sia fondamentale per la gestione quotidiana delle famiglie, il lavoro domestico continua a essere percepito come poco prestigioso. Un’indagine realizzata dal Censis per Assindatcolf evidenzia infatti come la maggioranza degli italiani attribuisca a queste professioni uno scarso riconoscimento sociale. Oltre il 70% degli intervistati ritiene che si tratti di lavori poco stimati e più della metà non vorrebbe che i propri figli li svolgessero.

Le ragioni del rifiuto

Il 54,4% degli italiani si dichiara contrario all’idea che un figlio intraprenda un’attività come colf, badante o baby-sitter. A pesare su questa opinione sono soprattutto fattori economici e professionali: stipendi ritenuti bassi, poche opportunità di crescita e la fatica fisica associata a queste mansioni. Per migliorare l’immagine del settore, secondo molti, sarebbe necessario incentivare i contratti regolari e aumentare le retribuzioni.

Una minoranza con una visione positiva

Non tutti, però, hanno un’opinione negativa. Circa il 30% degli intervistati vedrebbe con favore questa scelta lavorativa per i propri figli. Tra questi, prevale l’idea che si tratti di un lavoro dignitoso al pari degli altri (quasi il 60%). Altri sottolineano il valore umano dell’assistenza e della cura delle persone, oltre agli aspetti relazionali, alla relativa stabilità occupazionale e alla varietà delle attività svolte.

Una reputazione ancora bassa

I dati mostrano chiaramente il problema della percezione sociale: solo il 28% degli italiani ritiene che chi lavora nel settore domestico sia abbastanza o molto stimato. Si tratta quindi di una professione essenziale ma ancora poco valorizzata dal punto di vista sociale.

Le cause della scarsa considerazione

Tra i motivi principali c’è l’idea diffusa che si tratti di un lavoro “di ripiego”: circa la metà degli italiani pensa che venga svolto per mancanza di alternative, mentre quasi un quarto lo considera temporaneo. Inoltre, molti ritengono che il settore sia poco tutelato: oltre il 57% giudica insufficienti le protezioni garantite dallo Stato.

Un ruolo però fondamentale

Nonostante tutto, il valore di queste attività è ampiamente riconosciuto. Oltre l’80% degli italiani considera il lavoro domestico importante e quasi il 90% ritiene che contribuisca in modo significativo al benessere collettivo.

Il peso del lavoro irregolare

Un altro elemento che incide negativamente sull’immagine del settore è la diffusione del lavoro nero. Più di un terzo degli italiani ritiene che questa irregolarità danneggi fortemente la reputazione del comparto. La responsabilità viene attribuita sia ai lavoratori sia alle famiglie.

Un settore indispensabile ma sottovalutato

Secondo Assindatcolf, emerge un vero e proprio paradosso: il lavoro domestico è considerato essenziale, ma continua a essere poco valorizzato. Negli ultimi dieci anni, inoltre, la sua reputazione è rimasta sostanzialmente invariata per la maggior parte degli italiani.

La necessità di un cambiamento

Gli esperti sottolineano come questa scarsa considerazione contribuisca anche alla mancanza di professionalizzazione e alla diffusione dell’irregolarità. L’obiettivo dovrebbe essere quello di trovare soluzioni vantaggiose sia per le famiglie sia per i lavoratori, migliorando condizioni, tutele e riconoscimento sociale.

Un investimento per il futuro

Il lavoro domestico rappresenta una risorsa cruciale, soprattutto in un Paese che invecchia rapidamente. Rafforzare le tutele e valorizzare il settore potrebbe portare benefici significativi per tutta la società, rendendo più equilibrato il rapporto tra domanda e offerta e migliorando la qualità della vita collettiva.

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