Cerca

Il fatto

Garlasco, la famiglia Poggi contro gli haters: depositate numerose querele

Circa venti denunce presentate in Procura a Milano con prove di diffamazione e stalking sui social, mentre cresce l’attenzione mediatica dopo la riapertura dell’inchiesta sul delitto

Garlasco, la famiglia Poggi contro gli haters: depositate numerose querele

Negli ultimi tempi, la famiglia di Chiara Poggi ha deciso di passare all’azione contro gli haters che da mesi diffondono contenuti offensivi sul web. Sono infatti circa venti le querele depositate presso la Procura di Milano per episodi di diffamazione e stalking.

A confermare l’iniziativa è stato l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale dei genitori della giovane uccisa nel 2007 a Garlasco. Le denunce includono prove concrete, come screenshot e video, che documentano i numerosi attacchi ricevuti sui social.

L’ondata di odio dopo la riapertura delle indagini

Secondo quanto ricostruito, l’intensificarsi dei messaggi offensivi sarebbe legato alla recente riapertura dell’inchiesta sul delitto. In particolare, l’attenzione mediatica è tornata alta dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio per concorso in omicidio.

Da quel momento, i familiari – tra cui anche il fratello Marco Poggi – sarebbero stati bersaglio di una vera e propria campagna di odio online.

Indagini affidate alla Procura

Le segnalazioni sono ora al vaglio del pubblico ministero Antonio Pansa, che si occuperà di individuare i responsabili. Chi verrà identificato potrebbe dover rispondere delle proprie azioni in sede giudiziaria.

Nel frattempo, resta distinta la posizione della famiglia Cappa, che ha recentemente smentito qualsiasi coinvolgimento in iniziative simili: attraverso i propri legali ha dichiarato di non aver presentato alcuna denuncia né depositato materiali audio.

Anche Stasi contro la diffamazione

Parallelamente, anche Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva per l’omicidio, ha intrapreso azioni legali. Assistito dall’avvocata Elisabetta Aldrovandi, sta contrastando i numerosi contenuti diffamatori che continuano a circolare sul suo conto.

Secondo la legale, molti di questi messaggi attribuirebbero a Stasi responsabilità già escluse da sentenze definitive, accompagnate da insulti gravi e dichiarazioni lesive della sua reputazione. Proprio perché pubblicati online, tali contenuti possono configurare il reato di diffamazione aggravata.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.