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Intervento soccorso alpino

A 2.600 metri nella tempesta: così due scialpinisti hanno resistito al gelo

L’episodio si è verificato nella zona compresa tra il Rifugio Mandrone e il Rifugio ai Caduti dell’Adamello, a circa 2.600 metri di quota

A 2.600 metri nella tempesta

Immagine di repertorio

Due scialpinisti piemontesi, nati nel 1960 e nel 1995, sono stati soccorsi nella notte tra il 21 e il 22 marzo dopo essere rimasti bloccati a causa di una bufera di neve in Trentino. L’episodio si è verificato nella zona compresa tra il Rifugio Mandrone e il Rifugio ai Caduti dell’Adamello, a circa 2.600 metri di quota.

L’allarme è stato lanciato intorno alle 20.50 da un conoscente dei due, che aveva ricevuto via messaggio una richiesta di aiuto. La segnalazione è stata inoltrata al Numero Unico per le Emergenze 112, attivando immediatamente la macchina dei soccorsi.

Le condizioni meteorologiche avverse hanno impedito l’utilizzo dell’elicottero. La Centrale Unica di Emergenza ha quindi attivato le squadre del soccorso alpino delle stazioni di Pinzolo e Vermiglio, quest’ultima più vicina all’area dell’intervento. Otto operatori si sono portati al Passo del Tonale, mentre il gestore del Rifugio Mandrone, anche lui soccorritore, ha tentato un primo avvicinamento.

Nel frattempo, i due scialpinisti hanno realizzato una truna, ovvero un riparo di emergenza scavato nella neve, utilizzando anche coperte termiche per proteggersi dalle basse temperature.

A causa della neve e della scarsa visibilità, i soccorritori della stazione di Vermiglio hanno dovuto attendere il primo passaggio di un gatto delle nevi per avvicinarsi in sicurezza. I due escursionisti sono stati successivamente raggiunti dal gestore del rifugio insieme a una guida alpina presente in zona.

L’intervento si è concluso intorno alla mezzanotte e mezza, con il recupero degli scialpinisti e il rientro delle squadre impegnate nelle operazioni. Non risultano conseguenze gravi per le persone coinvolte.

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