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Il caso

Corona-Signorini, il tribunale ordina la rimozione: ma entrambi dicono di aver vinto

Il giudice ordina la cancellazione dei contenuti di “Falsissimo”, ma l’avvocato di Corona parla di vittoria

Corona-Signorini, il tribunale ordina la rimozione: ma entrambi dicono di aver vinto

Nuovo capitolo nello scontro tra Fabrizio Corona e Alfonso Signorini. Il Tribunale di Milano ha depositato l’ordinanza del 19 marzo 2026: un provvedimento che, nei fatti, impone a Corona la rimozione di contenuti ritenuti diffamatori, ma che viene interpretato come una vittoria da entrambe le parti.

Secondo i legali di Signorini, il tribunale ha riconosciuto la fondatezza delle accuse di diffamazione. I contenuti diffusi da Corona attraverso il format “Falsissimo” sono stati giudicati lesivi dell’onore, della reputazione e della riservatezza, senza i requisiti necessari per rientrare nel diritto di cronaca o di critica.

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda le accuse di “estorsioni sessuali”, attribuite a Signorini: per i giudici non esistono elementi concreti a sostegno di questa ipotesi, e tali affermazioni sarebbero state diffuse come fatti certi senza verifiche adeguate.

Da qui la decisione: Corona dovrà rimuovere audio e video pubblicati online, sia dai social sia dalle piattaforme di hosting. In caso di mancata esecuzione, è prevista una sanzione di 750 euro per ogni violazione e per ogni giorno di ritardo.

Nonostante questo, la lettura della difesa di Corona è diversa. L’avvocato Ivano Chiesa rivendica un altro aspetto del provvedimento: il tribunale avrebbe riconosciuto che il diritto di cronaca spetta a tutti i cittadini, e non solo ai giornalisti professionisti.

«Abbiamo vinto noi», ha dichiarato, sottolineando che la libertà di espressione resta prevalente, purché vengano rispettati alcuni limiti come la continenza e la correttezza nell’esposizione dei fatti.

La difesa evidenzia inoltre che è venuto meno l’obbligo di consegnare i materiali utilizzati nelle inchieste, ritenuto non necessario.

Intanto la vicenda resta aperta anche sul piano penale, dove prosegue il confronto tra le parti. La decisione del tribunale civile rappresenta comunque un punto fermo: la libertà di espressione non può giustificare accuse gravi senza riscontri concreti.

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