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l'intervista
28 Marzo 2026 - 08:55
Claudio Bertolotti, direttore di React (l’Osservatorio sul radicalismo e il contrasto al terrorismo)
Dall’autunno “caldo” del 2025 con i cortei (e gli scontri) per la Palestina a un 2026 che si preannuncia altrettanto bollente con le piazze che si sono già riempite per l’Iran, in testa i centri sociali e i partiti della sinistra che hanno sfilato per gli ayatollah. E Askatasuna? Corso Regina Margherita è stato sgomberato all’alba del 18 dicembre ma i suoi membri hanno continuato a manifestare e oggi pomeriggio saranno a Roma per un corteo ad alta tensione. Claudio Bertolotti, direttore di React (l’Osservatorio sul radicalismo e il contrasto al terrorismo) fa il punto su quello che, stando alle previsioni, sarà un altro anno ad alta tensione.

Direttore Bertolotti, nel 2025 Torino è stata seconda solo a Roma come numero di cortei. Cosa ci dobbiamo aspettare dal 2026?
«Vedremo molte altre manifestazioni di piazza, forse non nello stesso numero dell’anno passato, ma i cortei non diminuiranno affatto».
Eppure a dicembre scorso hanno sgomberato Askatasuna. I centri sociali non si sono indeboliti?
«Askatasuna era un luogo fisico e un luogo fisico è un simbolo e basta. Il movimento eversivo non vive più di soli luoghi fisici ma adesso ha cambiato la sua strategia, passando dalla difesa dell’edificio all’azione secondo un piano che vede il centro sociale partecipare a cortei in varie città italiane. Bologna e Roma, ad esempio».
Secondo lei, quello sgombero a dicembre in corso Regina si doveva fare oppure no?
«Lo Stato doveva svolgere il proprio ruolo, facendo rispettare le regole dove non sono mai state rispettate, visto che l’edificio di corso Regina Margherita a Torino era occupato illegalmente da quasi trent’anni».
Il Comune però aveva fatto un patto con Askatasuna, per legalizzarlo.
«Un patto che è stato accettato solamente a parole. Nei fatti quell’accordo non è mai stato rispettato».
Il sindaco Lo Russo, però, dopo lo sgombero ha sempre ribadito di avere dialogato con i non violenti.
«E’ una risposta politica, di facciata. All’atto pratico il sindaco Lo Russo avrebbe dovuto accorgersi di quelli che erano i veri “utilizzatori” di quell’immobile. Non certo persone non violente, ma facinorosi che sfruttavano l’edificio come base per compiere azioni eversive. Il sindaco aveva a che fare con elementi che non hanno mai voluto muoversi nel perimetro della legalità».

Askatasuna, anche senza più la sua sede, continuerà ad essere un movimento violento?
«Ci sono membri di Askatasuna che hanno combattuto in Siria a fianco dei curdi, imparando tecniche di guerriglia. E non si tratta di soggetti marginali, ma di esponenti importanti del centro sociale, i cui nomi compaiono nelle inchieste della magistratura torinese».
E cosa hanno imparato i membri di “aska”, combattendo in Siria?
«In Siria hanno acquisito esperienza in fatto di combattimenti e addestramento militare. Esperienza che hanno portato a casa, trasmettendola ai loro compagni. Stiamo parlando di tattiche di guerriglia, di costruzione di armi, esplosivi. Non bombe-carta, ma ordigni che sono stati utilizzati, ad esempio, in Valsusa a Chiomonte contro i cantieri del Tav».
A proposito, cosa dobbiamo aspettarci in Valsusa?
«Vedremo altri danneggiamenti alla linea già esistente dell’alta velocità».
Dunque altri scontri in valle?
«Certo, il movimento eversivo non accetta la modernità, quindi cercherà di colpire l’idea stessa dell’evoluzione tecnologica dei trasporti, dando l’assalto ai cantieri dell’alta velocità».
Lo scorso anno abbiamo visto il centro sociale Askatasuna reclutare i cosiddetti “maranza” per i cortei. Continuerà questa pratica?
«Continuerà a farlo, esattamente come avviene in Iran, dove per eliminare obiettivi politici vengono usati dei criminali minorenni».
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