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L'AI sostituirà i giornalisti? Il “fenomeno” Lichtenberg (Fortune) e come ha cambiato il suo lavoro

La storia di Nick Lichtenberg raccontata dal Wall Street Journal e l'impatto dell'AI nel lavoro dei media

L'AI sostituirà i giornalisti? Il “fenomeno” Lichtenberg (Fortune) e come ha cambiato il suo lavoro

Sette articoli in un mercoledì mattina di febbraio. Record personale, ma soprattutto segnale dei tempi. Nick Lichtenberg — 40 anni, un ruolo ibrido tra penna veloce e caposervizio — è diventato per Fortune il volto di una rivoluzione silenziosa: usare l’intelligenza artificiale non solo per cercare, ma per scrivere. Fenomeno o scorciatoia? La risposta vive nel territorio grigio dove innovazione, etica e mercato si sfiorano ogni giorno. E soprattutto spalanca il dibattito sull'AI: sostituirà il lavoro dei giornalisti o la aiuterà (e migliorerà)? Un articolo scritto con l'AI è ancora giornalismo? Per capire meglio questa storia, e perché è tanto importante nella rivoluzione tecnologica dell'informazione, c'è la storia raccontata da Isabella Simonetti del The Wall Street Journal e riportata da MilanoFinanza.


Chi è Nick Lichtenberg e perché conta
Lichtenberg ha scritto più di 600 articoli da quando è tornato a Fortune a luglio. In un mercoledì di febbraio ne ha firmati sette: «Sono un po’ un fenomeno», ha ammesso. Il suo metodo, scrive Isabella Simonetti, non è quello del reporter da marciapiede immortalato in Spotlight o in Tutti gli uomini del presidente. Niente pedinamenti, pochi corridoi di palazzo. Piuttosto, comunicati stampa e note di analisti caricati in Perplexity o Google NotebookLM per ottenere bozze su cui intervenire con taglio e verifica. «Mi piacerebbe entrare nelle aziende e fare quel tipo di lavoro», dice. Ma ha imparato a «giocare le carte che la vita gli ha dato». A gennaio ha pubblicato il profilo di un elettricista ventitreenne che ha rinunciato all’università per unirsi «alla rivoluzione operaia della Generazione Z»: l’AI lo ha aiutato nella scaletta, il resto è opera sua. Oltre ai longform, sforna di tutto: brevi di mercato e lavoro, riassunti dei commenti di dirigenti ed economisti, notizie aziendali e persino articoli dal tono pop come “Un recruiter svela le regole non rispettate dei colloqui su Zoom: accappatoi, yoga e esternalizzazione del pensiero all’AI”.



Dentro l'officina: come lavora con Perplexity e NotebookLM
Il suo processo è un’officina più che una catena di montaggio. Un martedì mattina di febbraio ha caricato su NotebookLM e Perplexity una nota di Bank of America su un’emissione obbligazionaria con cui Oracle avrebbe coperto il fabbisogno di debito per l’anno in corso. Prompt secco: «Scrivere un articolo di 600 parole incentrato su come Oracle avesse disinnescato il rischio principale in vista del 2026 con un’unica emissione». Intro poi riscritta attingendo a una telefonata con un dirigente di Wall Street, qualche controllo, aggiunte originali sue e di un collega: pezzo pubblicabile. «Gli articoli di cronaca semplici possono essere davvero veloci», dice. Prova ne è un pezzo sulla nomina di Josh D’Amaro a ceo di Disney andato online in 10 minuti.

Non sempre però la miscela riesce al primo colpo ed è qui che entra in gioco l'esperienza umana. Per un articolo di febbraio, ha chiesto a Perplexity di raccogliere i commenti del miliardario Peter Thiel sull’Anticristo e poi di scrivere un articolo guidato da un titolo preciso. Il risultato non lo ha convinto: «Bisogna leggerlo e valutare se regge, cosa manca, cosa bisogna aggiungere». Alla fine, a forza di ritocchi, è arrivato a una versione solida. «Sono un alchimista dell’AI», si definisce: a volte combina i migliori elementi di NotebookLM e Perplexity.

Dati, impatto e una redazione che cambia
Nella seconda metà del 2025 gli articoli realizzati con l’ausilio dell’AI hanno generato quasi il 20% del traffico web di Fortune. La maggior parte è firmata da Lichtenberg. L’editore afferma anche che questi contenuti hanno contribuito a far crescere gli abbonati. All’inizio le sue firme erano condivise con “Fortune Intelligence”; oggi di solito firma da solo. «Più del 50% è opera di Nick», garantisce la caporedattrice Alyson Shontell, che nel 2021 è arrivata da Business Insider e ha ideato il suo ruolo per presidiare l’approccio di Fortune all’AI e sfidare sia gli indipendenti su Substack sia testate come The Economist. «Quante volte ti capita di avere un fuoriclasse e pensare: vorrei averne dieci? Per me, questo è un modo per avere quasi dieci Nick». In redazione, circa 60 giornalisti non lavorano come lui. Ma il clima è mutato: «La scorsa estate c’era molta diffidenza e avversione nei confronti dell’AI», racconta. «Ho la sensazione che ci sia stato un cambiamento di umore». Anche Ashley Lutz, sua manager, oggi scrive con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.

Il contesto: tra chatbot, video brevi e un mercato spietato
La popolarità dei chatbot ha cambiato come le persone cercano notizie: molti preferiscono conversare con uno strumento che riassume risposte da fonti diverse invece di cliccare su link. TikTok, Instagram e YouTube hanno eroso l’attenzione verso i media tradizionali. Secondo l’Università del Maryland (studio 2025), circa il 9% dei nuovi articoli di giornale è parzialmente o totalmente generato dall’AI. Per l’agenzia di ricerca e marketing Graphite, alla fine del 2024 i pezzi generati dall’AI sul web hanno superato quelli scritti da esseri umani. Le grandi redazioni — dal New York Times al Wall Street Journal — stanno impiegando l’AI per rendere più efficienti giornalisti e desk. «Siamo entusiasti di vedere come l’AI possa gestire le attività di routine, in modo che i nostri giornalisti possano continuare a concentrarsi su ciò che solo gli esseri umani sanno fare», dice il portavoce di Fortune, Patrick Reilly.

Fortune tra proprietà, sfide e una scommessa necessaria
Fortune è di proprietà dell’imprenditore thailandese Chatchaval Jiaravanon e vive di abbonamenti, eventi e pubblicità. Il suo ceo ha lasciato improvvisamente alla fine del 2025, dopo meno di due anni; le difficoltà finanziarie non sono un mistero. Per Shontell l’AI «ti costringe a essere unico o a soccombere»: «Non siamo abbastanza grandi per essere un sito di riferimento. I nostri scoop riguardano l’accesso a informazioni riservate a lungo termine e approfondimenti di alto livello». Dopo un primo test privato post-ChatGPT (novembre 2022) con Lichtenberg e Lutz — abortito per risultati scarsi — l’estate del 2025 ha segnato la svolta: qualità migliorata, sperimentazione riaperta. A dicembre, Business Insider (di proprietà di Axel Springer) ha lanciato un programma pilota per la scrittura rapida tramite AI con firma dedicata. Il ceo di Axel Springer, Mathias Döpfner, è netto: «Combattere l’AI non è un’opzione».

Le voci critiche e quelle pragmatiche
Il dibattito è acceso. L’editore del New York Times, A.G. Sulzberger, avverte che l’AI «porterà quasi certamente un’ondata senza precedenti di spazzatura», citando i deepfake. La NewsGuild di New York, sindacato che rappresenta anche i dipendenti di Fortune, ribadisce il valore insostituibile delle persone. «Semplicemente non si possono replicare le esperienze vissute, il giudizio umano e la competenza», afferma la presidente Susan DeCarava. Dall’altra parte, il direttore di Cleveland.com e Plain Dealer, Chris Quinn, vede nell’AI un argine contro altre «ondate di spazzatura» del settore: copertura di contee dell’Ohio altrimenti ignorate, raccolta di informazioni locali e invio di «suggerimenti» ai giornalisti; bozze e editing velocizzati. «Non c’è nulla che facciamo che non abbia a che fare con l’intelligenza artificiale», dice. La tecnologia, osserva, ha «una capacità di attenzione infinita» e può ripulire in un attimo una bozza scadente.

Il nodo cruciale: accuratezza, trasparenza, fiducia
Gli strumenti generativi hanno però spesso “allucinanazioni”: creano informazioni inesatte. La posta in gioco è alta — fiducia dei lettori, rapporti con le fonti, contenziosi. Non tutte le redazioni divulgano l’uso dell’AI e non mancano le gaffe. Uno studio di ottobre dell’Unione Europea di Radiodiffusione (Uer) e della Bbc, basato su oltre 3.000 risposte generate dall’AI valutate da giornalisti, ha riscontrato che quasi la metà conteneva almeno un problema significativo. Lichtenberg usa una metafora efficace: «È come guidare un’auto sportiva: si rischia di andare in incidente se non si sta attenti. Bisogna essere come un pilota di Formula Uno». Il suo metodo prevede consultazione di documenti originali e richieste di commento alle aziende. Ma ammette: «Non faccio fact-checking come il New Yorker». In molte sue storie compare una nota che spiega l’uso dell’AI come strumento di ricerca. Inizialmente, la firma era condivisa con Fortune Intelligence; oggi rivendica l’autorialità.

Diriti, licenze e contenziosi
Perplexity compensa Fortune per l’utilizzo dei suoi contenuti. Sul fronte legale, due filiali di News Corp — la società madre del Wall Street Journal, che ha un accordo di contenuti con OpenAI — hanno intentato causa contro Perplexity. Un’altra faglia della nuova geografia dell’informazione: chi paga cosa, a chi, e per quali diritti?

Un profilo atipico, tra massima velocità e radici lente
Lichtenberg è cresciuto vicino ad Amherst, nel Massachusetts, dove i genitori gestivano una clinica veterinaria e nella loro fattoria del New England vivevano fino a otto gatti. Laurea alla Syracuse University in teatro e storia, primo impiego da American Lawyer Media come responsabile editoriale di un database di responsabilità civile. Poi Bloomberg, Business Insider, l’arrivo in Fortune nel 2022 come direttore editoriale, una parentesi da redattore in Netflix e il ritorno nel 2025. Oggi, oltre a scrivere, co-gestisce un team di sei giornalisti. Sua moglie lavora per Dow Jones, editore del Wall Street Journal.

Una domanda aperta
Tra email di lettori scettici («Non so se sei reale o un’AI») e dirigenti che in estate gli hanno detto «Non mi piace. Non va bene», Lichtenberg ha imparato a spiegare che le sue basi sono documenti e trascrizioni, quindi fonti verificabili. La verità è che il suo lavoro — come quello di molte redazioni dal New York Times al Wall Street Journal — si muove ogni giorno sul crinale fra efficienza e responsabilità. L’AI è una leva potente, ma non un pilota automatico. E il giornalismo, per restare giornalismo, ha ancora bisogno di mani sicure sul volante.

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