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CRONACA GIUDIZIARIA

Tragedia in via Nizza, così Zippo si confessava alla madre «L’ho fatto perchè ero stanco di lei»

In quel rogo morì un 33enne che non c’entrava nulla con quella relazione

Tragedia in via Nizza, così Zippo si confessava alla madre «L’ho fatto perchè ero stanco di lei»

«Era confuso: quando lo abbiamo messo alle strette chiedendo perchè lo avesse fatto ha risposto che era stanco e si era rotto i cogl***i». A parlare è la madre di Giovanni Zippo, ieri, in aula, durante il processo. Di cosa era stanco? Del rapporto con Madalina Hagiu . Ha testimoniato anche lei, poco prima. Ore di domande, un clima di tensione, la sua testimonianza la aspettavano tutti. «Si era innamorato di me, ma io con lui sono sempre stata chiara». A pochi metri, lui, Zippo. Maglioncino azzurro, lo sguardo sempre lontano dalla donna che parla al microfono. Le accuse: disastro colposo, lesioni personali e omicidio volontario. Al centro, l’esplosione del 30 giugno 2025 in via Nizza, a Torino. Un incendio nato nella notte, dentro l’appartamento dove Hagiu viveva in affitto con il suo fidanzato, quello ufficiale. Una deflagrazione che ha ucciso Jacopo, il vicino. A coordinare le indagini è la sostituta procuratrice Chiara Canepa. È lei a chiedere contesto, a spingere sul rapporto tra i due. Hagiu esita, poi ricostruisce. «Ci siamo conosciuti al bar mentre io avevo un altro fidanzato. All’inizio eravamo solo amici, poi il rapporto si è fatto più intimo». Nessuna ambiguità sulla natura del legame: «Lui, a volte, veniva a casa mia. Io gli ho chiesto un aiuto economico, ma ho sempre restituito i soldi. Io e lui facevamo l'amore».

Cinque anni, dice. Una frequentazione regolare, circa una volta a settimana. Una storia clandestina, che per lei resta tale. Anche se il suo fidanzato a un certo punto aveva saputo. Era stata lei a dirgli che Zippo era il suo amante. Non l’unico. In aula emerge un terzo uomo, un rapporto sessuale due mesi antecedenti al rogo di via Nizza. Un altro di cui Zippo era geloso «avevo conosciuto anche lui al bar, un ragazzo di origine rumena, come me. Non ricordo il nome. Ci ho fatto sesso a maggio a casa mia».
Qualche giorno prima dell’esplosione, mentre il fidanzato di lei è in Toscana per lavoro, Hagiu e Zippo vanno insieme in discoteca. «Io ho ballato anche con un altro ragazzo e Giovanni era infastidito». Un quarto uomo. Zippo era impazzito dalla gelosia a questo punto. Poi la partenza: «Quando sono andata dal mio fidanzato all’isola d’Elba, Giovanni mi ha accompagnata in stazione». E a Zippo la Hagiu chiede anche i soldi del biglietto di ritorno, quando è il momento di tornare a casa.
Un punto resta fermo nel racconto: Zippo non aveva le chiavi. «Sapeva, però, che ne tenevo un mazzo in una cassetta a casa: e gliele ho date qualche volta per portarmi fuori il cane». Nella notte del 30 giugno, mentre Hagiu è fuori città, qualcuno entra nell’alloggio. Secondo l’accusa, è l’imputato. Cosparge l’appartamento di benzina. L’incendio diventa esplosione. Le fiamme si allargano, colpiscono l’edificio, travolgono anche l’alloggio accanto. Jacopo Peretti, 33 anni, vittima di una storia dove non c’entra nulla, muore lì. Hagiu apprende tutto a distanza. La richiesta di rito abbreviato è stata respinta: la posta è troppo alta, l’ergastolo resta sul tavolo. «Giovanni era depresso negli ultimi periodi, prima del dramma. Noi, la sua famiglia, noi lo abbiamo scoperto, abbiamo capito che era stato lui, e io volevo morire, gli ho detto che non lo avrei aiutato». La madre di Zippo è un fiume in piena «i suoi corsi li ho fatti io, quelli obbligatori per la sicurezza che si facevano online. Lui non ne aveva voglia. Quelli in presenza? Non ne so nulla». E ancora «Era sempre senza soldi, ora capisco perchè. Mio figlio ha portato un dolore immenso dentro se stesso. Io di quella relazione con lei (la Hagiu, ndr) non sapevo praticamente nulla. Quando ho capito che la donna che frequentava era impegnata, mi chiedevo - e chiedevo a Giovanni - perchè impelagarsi in una situazione tanto ingarbugliata. Di donne era pieno il mondo».

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