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I segreti degli Agnelli

I 50 anni di John Elkann: fra finanza e (sempre meno) fabbrica

Interrogativi e qualche segreto fra guai industriali e giudiziari, la famiglia, Torino, le amicizie da Zuckerberg a Peter Thiel

I 50 anni di John Elkann: "vero" Agnelli o distruttore? Le domande (e qualche segreto) sul nipote dell'Avvocato

Cinquant'anni. Un traguardo importante, per quanto oggi si dica che i 50 sono i nuovi 40. Una età, in ogni caso, considerata ben più che adulta. Da bilanci. E oggi, 1 aprile, a compiere 50 anni è John Elkann, presidente di Stellantis e Ferrari, ma soprattutto attuale "patriarca" degli Agnelli. Una figura, però, che da Torino al resto d'Italia divide ed è contestata: è "realmente" un Agnelli degno dell'Avvocato o è colui che sta facendo a pezzi l'Impero ex Fiat? O, ancora, è più finanziere che industriale e, in questo, dunque, diventa una figura totalmente nuova di imprenditore? Arduo il giudizio, ma possiamo mettere insieme alcuni fatti.

John Philip Jacob (ma il terzo nome è misteriosamente "scomparso", anche dalla sua firma ufficiale) detto Yaki in famiglia, nato a New York nel 1976, cresciuto fra Brasile, Inghilterra e Francia dove ha conseguito il diploma liceale. Poi torinese, per studiare al Politecnico dove si è laureato in ingegneria gestionale (sulla carta d'identità per lungo tempo, oltre alla residenza a Villar Perosa, era annotato "professione: ingegnere") con voto di 95/100. 

Prescelto dal nonno Gianni Agnelli come erede - lasciando da parte, qui, la questione dell'Eredità e relativa inchiesta giudiziaria - alla morte di Giovanni Alberto detto Giovannino, poco più che ventenne entra in Fiat, nell'editrice della Stampa, poi piano piano assume le redini assieme a Sergio Marchionne, trasformando Fiat in Fca e, alla scomparsa dell'ad in maglioncino, in Stellantis, oggi quarto costruttore mondiale.

Ha creato Stellantis o ha venduto Fiat ai francesi? Una delle domande che lo accompagnano. Certo, in questo ultimo periodo pur rivendicando la centralità di Fiat nella storia della sua famiglia e del Paese, ha dismesso importanti asset dell'impero - per circa 17 miliardi -, fino ai giornali come La Stampa. Mantiene la Juve, ovviamente. E Ferrari. E il controllo passa da Exor, che ha fatto crescere in termini di valore assoluto - da una capitalizzazione di 8 miliardi a 42 di GAV -, qui svelandosi certamente più finanziere.

Della fabbrica, ha fatto esperienza alla catena di montaggio di Tychy, in Polonia. Ma la sua educazione è finanziaria, con Gianluigi Gabetti e anche lo stesso Marchionne, dopo esperienze in General Electric. Le sue relazioni a livello mondiale vanno da Jeff Bezos, a Mark Zuckerberg  - è anche nel cda di Meta - a Sam Altman e il controverso Peter Thiel, che portò in Italia già nel 2018 per un progetto di education per giovani tramite la Fondazione Agnelli (mentre Stellantis ha accordi per i software di AI con Palantir).

Ha preso decisioni sbagliate, ora rinnegando quel Carlos Tavares che pure ha garantito ampi dividendi per anni, e con lui Ferrari ha vinto sempre meno in Formula 1 ma è cresciuta costantemente di valore in Borsa. Le sue operazioni finanziarie si evidenziano bene con la holding "personale" Lingotto, basata a Londra, e con Vento, che finanzia e sviluppa start up proprio a Torino. Dalla trasformazione in Stellantis, la ex Fiat ha tagliato oltre 10mila lavoratori, ma lui - dal 2021 - è Cavaliere del Lavoro.

Dicono a Torino che "non è come suo nonno" riferendosi all'Avvocato. Certo, John Elkann non rilascia battute ironiche al codazzo di giornalisti adoranti, parla poco - i discorsi istituzionali quasi sempre con un foglio davanti, per precisione e perché l'italiano è per lui forse la terza lingua, dopo portoghese e inglese, dicono i maligni - ma certo è un ascoltatore attento ed è persona cortese, nella sua formalità. Si fa chiamare John e dare del tu dai suoi manager e dai dirigenti più stretti di Stellantis. Passa per essere un freddo, anche e soprattutto nelle decisioni imprenditoriali.

Certo, risulta un genitore migliore di quanto sia stato suo nonno - con il povero Edoardo e con la stessa Margherita, sua madre con cui è "in guerra" - e questo non lo dicono solo i conoscenti, ma noi stessi abbiamo potuto osservarlo nei rapporti con i tre figli: Leone, Oceano, Vita, quest'ultima anche calciatrice della Juve. E come marito? Lavinia Borromeo tempo fa disse che è "una persona magnifica. Vera, forte, responsabile. Una persona completa. Oltre che amarlo, lo stimo molto". Si sono conosciuti a Milano, dice, presentati dai rispettivi fratelli, Lapo e Isabella. Poi, dopo sei anni, il matrimonio all'Isola Bella, sul Lago Maggiore, nel 2004 (presente anche mamma Margherita che sostiene però di essere stata avvisata all'ultimo). 

La mondanità torinese di John e Lavinia, pubblicamente, non esiste: incontri e amicizie e qualche festa sono nella grande casa in strada San Vito-Revigliasco, poco sopra la ora disabitata Villa Frescot dell'Avvocato. Diverso il discorso a New York, o a Parigi e Montecarlo, per l'amicizia con i Casiraghi - Pierre è compagno di Beatrice Borromeo, sorellastra di Lavinia -, o ai tornei di tennis. Insieme, hanno anche corso in auto, alla Mille Miglia su una Fiat 8C e pare che abbia guidato per molti più chilometri Lavinia.

Parigi è stata a lungo luogo di vita famigliare quasi "normale" e ancora oggi, si dice a Torino, è lì che John vola per momenti di relax e per le frequentazioni più strette, di una cerchia di amicizie molto riservate - se si esclude per esempio qualche compagno di studi divenuto manager, come Scanavino, o il ballerino Roberto Bolle -, o anche a Londra per seguire opere e concerti. La Svizzera, nello chalet che fu di Marella, è il momento delle vacanze invernali, sciando magari con il cugino Lupo Rattazzi.

Archiviate alcune partitelle di calcio - nel campetto di casa - e qualche apparizione benefica, Elkann sembra avere più passione per la Ferrari che per la Juve, ma forse lo spirito maggiore è quello nautico, essendo stato armatore delle barche Maserati capitanate da Giovanni Soldini, con cui ha affrontato anche importanti traversate, e ora Ferrari.

Non è suo nonno, e sarebbe strano il contrario. Costruttore o distruttore dell'impero? Se guardiamo le relazioni finanziarie e imprenditoriali, sembra certo molto più attivo dell'Avvocato, la cui arma principale (unica) era il carisma e poi una rete di conoscenze e collaboratori. Politicamente, si è esposto con il sostegno a Donald Trump e i rapporti ricostruiti con il governo di Giorgia Meloni - tramite ministro Giorgetti -, però ha buoni rapporti con il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo (o così gli fa credere). Finanziariamente, è più ricco - secondo Forbes un patrimonio di 2,5 miliardi di dollari - di quanto fosse "ufficialmente" suo nonno. Non sfascia automobili, viaggia ora su una Maserati con autista e ha in garage sia una Fiat 500 elettrica sia una Jeep Grand Wagoneer, mentre Lavinia guida una Ferrari Purosangue. Non fuma - una sola sigaretta nella vita, a Parigi, quando si decideva il suo destino con la "chiamata" del nonno - e beve pochissimo: a Roma, anni fa, è capitato di vederlo a un tavolo da solo, soltanto acqua minerale nel bicchiere. Qui a Torino è risaputo essere frequentatore dell'Osteria del Fiat davanti al Lingotto.

Ma la scintilla con la città non è mai scattata, nonostante la Juve, la Fiat stessa o i festeggiamenti di San Giovanni dell'anno scorso. Troppo freddo lui - imprenditorialmente, quasi spietato e ne ha fatto le spese anche il cugino Andrea Agnelli con i guai finanziari e giudiziari della Juve - o troppo ancora devota la città agli Agnelli che furono? Domande per i 50 anni che compie oggi. Con questo scenario davanti: Stellantis da rilanciare da un anno orribile, con record negativo di produzione, oneri per 23 miliardi e svalutazione finanziaria di quasi 40; Exor viceversa sempre più potente e pronta a nuove acquisizioni; i giornali di famiglia ceduti e i gioielli Juve e Ferrari che non vincono più. Inoltre, davanti, lo spettro del processo per l'Eredità Agnelli che, al netto della prescrizione che interverrà quasi certamente anche se si dovesse iniziare il dibattimento, potrebbe avere conseguenze di immagine devastanti.

E qui viene una domanda, che pone l'accento sulla differenza più sostanziale con l'Avvocato: gli importa davvero così tanto della sua immagine (in Italia)? Dipenderà dall'impatto sul business...

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