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La crisi dell'ex Fiat

Stellantis, quegli 887 milioni (dello Stato) per la cassa e i tagli di Tavares: ecco i veri conti dietro le parole di Elkann

Le accuse alla gestione passata, che però gli ha reso miliardi, e il piano di rilancio fra i miliardi di Exor e i dubbi su Mirafiori

Stellantis, quegli 887 milioni (dello Stato) per la cassa e i tagli di Tavares: ecco i veri conti dietro le parole di Elkann

La situazione «non era sostenibile» dice John Elkann, parlando di quel momento a cavallo fra 2023 e 2024 in cui Stellantis macinava utili a miliardi. «Con il senno di poi», ha precisato, spiegando agli analisti la relazione finanziaria di Exor e i piani per Stellantis, riferendosi a un periodo che comunque gli ha pagato qualche miliardo di dividendi.

Il bilancio 2023 di quella Stellantis lanciata nella rivoluzione energetica contava ricavi per 189,5 miliardi di euro con 18,6 miliardi di utile netto. Dalla sua nascita - come fusione di Fca e Psa - a gennaio 2021 fino a maggio 2024, Stellantis ha distribuito dividendi per 16,4 miliardi di euro, di cui 2,7 incasssati dalla sola Exor, la holding degli Agnelli Elkann.

Oggi la situazione è quella di un gruppo che in Borsa capitalizza 17,2 miliardi circa, che in un anno ha perso oltre il 48%, con oneri messi a bilancio per oltre 24 miliardi: il conto del cambio di strategia, con il dietrofront sul full electric, l’abbandono di progetti già avanzati, la perdita di competitività dei brand. «Una politica di drastica riduzione dei costi ha limitato la capacità dell'azienda di consegnare i veicoli al ritmo e agli standard di qualità che i nostri clienti meritano» ha detto. Era la politica di Tavares, su mandato degli azionisti, però. Che intanto incassavano.

Oltre ai tagli di prodotto, è stato ridotto il numero di lavoratori: oggi a Mirafiori sono appena un migliaio quelli all’opera alle Carrozzerie, dove c’è l’unica linea produttiva per un solo modello, per quanto declinato in due versioni: la Fiat 500 elettrica e ibrida. E dal 2014 prima Fca poi Stellantis hanno beneficiato di 887 milioni di euro di soldi pubblici a coprire la cassa integrazione.

Elkann oggi rivendica di aver lavorato duramente - anche nel suo interim, prima dell’arrivo di Filosa - per ricostruire piani e rapporti (anche politici: da Trump a Giorgia Meloni). Ma qual è la direzione?

Exor ha «semplificato» il suo portafoglio, ossia ha ceduto Iveco e Gedi (e non solo) per fare cassa e investire efficacemente sul mercato. In Stellantis o in Ferrari? Il sospetto è che invece ci sia in atto una operazione sul modello Philips, ben lontano dal settore automotive (come dimostra peraltro anche l’attività di Lingotto).

Il 14 aprile, all’assemblea degli azionisti, Elkann si presenterà da amministratore in scadenza: Exor ne ha proposto la nuova nomina, mentre da Psa si punta ancora su Robert Peugeot e Henri de Castries come amministratori non esecutivi. Salvo sorprese clamorose...

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