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Il caso
05 Aprile 2026 - 13:45
Una recente sentenza della 16° sezione civile del Tribunale di Roma, pubblicata il 1° aprile 2026, ha dichiarato vessatorie le clausole che hanno permesso a Netflix Service Italy di aumentare i prezzi degli abbonamenti dal 2017 al 2024. Secondo i giudici, Giuseppe Di Salvo, Maurizio Manzi e Cristina Pigozzo, tali aumenti non erano legittimi.
Il provvedimento ha due effetti principali. Il primo riguarda il ritorno dei prezzi degli abbonamenti ai livelli iniziali, con un esempio significativo: il piano Premium, che nel 2017 costava 11,99 euro, oggi viene offerto a 19,99 euro. Il secondo effetto riguarda i rimborsi degli aumenti registrati fino ad oggi, che possono raggiungere fino a 500 euro per chi è stato abbonato fin dall’inizio.
Il Movimento Consumatori ha ricevuto nelle ultime ore circa 25.000 richieste di informazioni relative alla sentenza, tra utenti attuali ed ex abbonati, attraverso il modulo predisposto per una possibile class action. Questo strumento servirà per raccogliere i dati necessari, come la data di sottoscrizione dell’abbonamento, il tipo di piano scelto, la modalità di pagamento e lo stato attuale del servizio. Al momento, però, la class action non è ancora partita.
Netflix, da parte sua, ha annunciato l’intenzione di ricorrere contro la sentenza, sostenendo che le sue condizioni siano sempre state in linea con la normativa italiana e ribadendo di mettere i diritti dei consumatori al primo posto. Il Movimento Consumatori, tramite Alessandro Mostaccio, ha invitato l’azienda a rispettare la sentenza per evitare un contenzioso lungo e dannoso per la fiducia degli utenti.
La vicenda, quindi, è destinata a protrarsi ancora per qualche tempo, ma segna un passo importante nella tutela dei diritti degli abbonati e potrebbe portare a rimborsi significativi per migliaia di utenti in Italia.
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