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Medio Oriente
08 Aprile 2026 - 08:15
Dopo l’accordo tra Washington e Teheran per una tregua di due settimane, i mercati energetici hanno reagito immediatamente: il prezzo del petrolio è sceso drasticamente. Il barile di Brent con consegna a giugno ha registrato un calo del 16%, toccando 92 dollari, mentre il West Texas Intermediate (WTI) con consegna a maggio è sceso del 18%, arrivando a 93,03 dollari.
Questi valori segnano il livello più basso da metà marzo e riflettono le tensioni geopolitiche sullo Stretto di Hormuz, arteria strategica per il commercio globale di petrolio e gas.
L’intesa è stata raggiunta poco prima della scadenza dell’ultimatum imposto da Trump, che minacciava attacchi al settore energetico iraniano se lo Stretto di Hormuz non fosse stato riaperto entro l’8 aprile. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato che il passaggio attraverso lo stretto sarà garantito in sicurezza per le prossime due settimane.
La tregua comprende anche altre aree del Medio Oriente, tra cui Israele e il Libano, aprendo la strada a negoziati diplomatici a Islamabad a partire dal 10 aprile. La Casa Bianca invierà il vicepresidente JD Vance e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner per le trattative.
Il calo dei prezzi del greggio ha effetti immediati sull’inflazione e sui costi energetici mondiali. Nonostante gli Stati Uniti siano diventati più autosufficienti, continuano a importare circa 23 miliardi di dollari in gas e petrolio attraverso lo stretto, mentre i Paesi asiatici, tra cui Cina e India, ne dipendono per quasi 200 miliardi.
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