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Il caso
09 Aprile 2026 - 17:00
Dopo la stretta sui cellulari nelle scuole superiori, anche le università italiane stanno sperimentando strategie per ridurre le distrazioni digitali. Tuttavia, qui il modello non è imposto dall’alto: si punta su consapevolezza, digital detox e gamification.
Nelle aule scolastiche, il cellulare è ormai fuorilegge, con sanzioni che possono arrivare fino alla sospensione. Negli atenei, invece, l’approccio è diverso: autonomia e responsabilità degli studenti sono centrali, quindi nessuna legge interna obbligatoria né dibattiti politici in corso.
Il problema della distrazione digitale e del calo dell’attenzione resta però evidente, condiviso da docenti e rettori.
Molte università stanno sperimentando un bando virtuale e volontario, tramite soluzioni tecnologiche innovative. Tra queste, spicca LockBox, un sistema ideato da Giulia Violati (Luiss) e Simone D’Amico (Digital Wellness Lab, Boston e Harvard).
Non si tratta di sequestrare fisicamente i telefoni, ma di creare un ecosistema intelligente: lo studente scarica un’App, seleziona le App distraenti da bloccare e avvicina lo smartphone a uno dei lock point nei campus. Da quel momento, le applicazioni scelte restano inattive.
La logica è chiara: invece di punire chi usa il telefono, si premia chi resta offline. Con la gamification, gli studenti accumulano punti virtuali convertibili in premi reali, dai biglietti per concerti a sconti in ristoranti, fino a vantaggi accademici.
La prima università europea a implementare il sistema è la Luiss Guido Carli di Roma, con oltre 100 postazioni distribuite nel campus. Subito dopo, anche il Campus Bio-Medico di Roma ha adottato la soluzione con più di 120 postazioni.
L’obiettivo non è vietare la tecnologia, ma sviluppare consapevolezza digitale e responsabilità individuale.
Studi scientifici confermano che l’uso eccessivo dello smartphone altera il ritmo sonno-veglia, aumenta lo stress e riduce la memoria a breve termine e le capacità di apprendimento profondo. In media, gli studenti trascorrono oltre tre ore al giorno sui dispositivi, con più di 100 accessi quotidiani.
Il 77% degli studenti italiani ammette di avere una forma di dipendenza, mentre il 90% riconosce effetti negativi sul benessere psicofisico.
Anche a livello internazionale, ricerche del Digital Wellness Lab confermano che più della metà degli adolescenti percepisce lo smartphone come una distrazione significativa.
Il principio alla base di LockBox si ispira alla Self-Determination Theory: lo studente sceglie di disconnettersi e viene motivato, non obbligato. Così la disconnessione attiva diventa una competenze trasversale, utile anche nel mondo del lavoro.
In un’epoca di tempo frammentato e algoritmi onnipresenti, imparare a silenziare il rumore digitale è una delle lezioni più importanti che un ateneo possa trasmettere.
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