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Il caso
09 Aprile 2026 - 21:10
Il trapper Zaccaria Mouhib, nuovamente arrestato a metà marzo con accuse che spaziano dalla detenzione di armi ai maltrattamenti verso la compagna, è finito al centro di un provvedimento restrittivo eccezionale. Il Dap lo ha infatti posto sotto sorveglianza particolare, identificandolo come un soggetto dall'elevata pericolosità sociale, capace di destabilizzare l'ordine all'interno della casa circondariale di Busto Arsizio. Secondo l'amministrazione penitenziaria, l'artista eserciterebbe un'influenza preoccupante sugli altri detenuti a causa del suo carisma, manifestando al contempo un comportamento ostile e intimidatorio verso il personale carcerario.
La decisione di applicare l'articolo 14-bis dell'ordinamento penitenziario nasce da una serie di episodi giudicati di estrema gravità. Nel decreto si legge che il trapper sarebbe propenso alla violenza e sistematicamente refrattario alle regole della struttura. Tra i fatti contestati spiccano insulti e un'aggressione fisica ai danni di un agente durante un colloquio avvenuto il 31 marzo, oltre a precedenti segnalazioni per danneggiamenti e tensioni accumulate.
Per i prossimi sei mesi, la vita quotidiana di Mouhib sarà soggetta a limitazioni drastiche: sarà detenuto in una cella singola priva di televisione, fornelli, armadi o oggetti personali che potrebbero essere usati come armi improprie; l'arredamento è ridotto a letto, radio, tavolo e sgabello. Non potrà partecipare alle attività culturali, sportive o ricreative di gruppo e la sua permanenza fuori dalla cella è limitata a sole due ore giornaliere.
L'obiettivo del Dap è duplice: ridurre l'ascendente comunicativo di Baby Gang verso la popolazione carceraria e prevenire nuovi scontri con il personale di sorveglianza.
Il legale di Mouhib, l'avvocato Niccolò Vecchioni, ha reagito immediatamente presentando reclamo al Tribunale di Sorveglianza di Milano, puntando all'annullamento della misura. La tesi difensiva sostiene che il provvedimento sia privo di fondamenti oggettivi e si basi eccessivamente su una narrazione costruita attraverso i contenuti pubblicati dal trapper sui social media piuttosto che su relazioni di servizio certificate.
Secondo la difesa, non esistono prove concrete di un pericolo attuale e specifico che giustifichi un regime così rigido. L'avvocato ha sottolineato come la sorveglianza particolare non debba essere distorta per fini punitivi o correttivi, denunciando un vuoto argomentativo nel collegare la condotta passata del giovane a una reale minaccia per la sicurezza presente all'interno del carcere di Busto Arsizio.
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