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IL CASO

«Bernardo Pace lasciato solo» Sul referendum «per me era sì»

Lui lo conosceva bene il pentito del processo Hydra. «Andava tutelato»

«Bernardo Pace lasciato solo» Sul referendum «per me era sì»

Carcere di Torino, Padiglione E. Due chiacchiere con i detenuti, prima che venga comunicata l'impossibilità a intervistarli. «Bernardo Pace lo hanno lasciato solo: stava per affrontare qualcosa di difficile, di molto difficile». Il pentito del processo Hydra si è impiccato nella sua cella, a pochi passi dai grandi tavoli nell’area comune del Padiglione E. Giulio, nome di fantasia, in quel “braccio” vive da un annetto. Pace lo conosceva bene «era spaventato per la decisione di collaborare. Dovevano tutelarlo».

La vita quotidiana dentro scorre scandita dagli articolo di giornale e dall’informazione «più o meno come fuori». Massimo sta studiando scienze motorie e giurisprudenza: nel frattempo lavora - si occupa del sopravvitto -. Ha 45 anni e tanti anni davanti da scontare «e con il mio reato non posso votare. Ma ho seguito molto sul referendum. Tanti non hanno capito, votando in base alla simpatia politica. Avessi potuto...votavo sì. Senza dubbi. Malagiustizia ha creato tanti danni, non sai quanti innocenti dietro le sbarre: anzi, non si sa. E per come sono andate le cose, non si saprà nemmeno in futuro».

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