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Il caso
12 Aprile 2026 - 15:00
È approdato in aula lo scontro tra un avvocato di 65 anni e un commercialista di 63, per anni soci nello stesso studio professionale di corso Stati Uniti, finiti ora uno contro l’altro in un processo per diffamazione. Imputato è il legale, difeso dall’avvocata Giuseppina Iossetti, accusato di aver leso la reputazione dell’ex collega attraverso un esposto inviato all’ordine dei commercialisti. Parte civile il commercialista, assistito dall’avvocato Alessandro Dimauro, che ha denunciato i fatti e chiede il risarcimento dei danni. “Per quello che ho subito mi è venuta anche l’alopecia”, ha dichiarato in aula. Secondo quanto ricostruito, i rapporti tra i due erano tesi da anni. Nel 2008 avevano acquistato insieme lo studio, ciascuno proprietario al 50%, ma la convivenza professionale si era rivelata da subito difficile. “Non andavamo d’accordo per questioni caratteriali”, ha spiegato il commercialista, riferendo anche di contrasti legati alle abitudini del collega: “Fumava continuamente all’interno, nonostante io soffra d’asma”. Le tensioni sono proseguite fino a circa cinque anni fa, quando il commercialista ha deciso di lasciare lo studio e trasferire l’attività in un’altra sede. La comunicazione del trasloco, avvenuta a ridosso del trasferimento, avrebbe ulteriormente incrinato i rapporti. Dopo il trasferimento, l’avvocato ha presentato un esposto all’ordine professionale, contestando all’ex socio una serie di presunti comportamenti illeciti: dal mancato pagamento della tassa rifiuti alla modifica delle credenziali di un conto corrente cointestato, fino a presunti danni al parquet dello studio e all’utilizzo dei locali come abitazione. L’ordine dei commercialisti ha esaminato l’atto e, dopo circa quindici mesi, lo ha archiviato senza entrare nel merito, ritenendo che si trattasse di questioni private tra i due professionisti. In aula, il commercialista ha respinto tutte le accuse. “Non ho mai danneggiato nulla. La Tari ho smesso di pagarla dopo il trasloco, come previsto. E il conto era accessibile a entrambi”, ha dichiarato. Secondo la sua versione, l’esposto avrebbe avuto ripercussioni anche sul piano lavorativo: “I colleghi mi guardavano con sospetto, ho ricevuto richieste di chiarimenti. Non mi sentivo più a mio agio”. La vicenda societaria si è chiusa solo nel 2025, con la vendita dello studio a un nuovo proprietario, dopo il fallimento di un tentativo di conciliazione. Il procedimento penale proseguirà nelle prossime udienze: l’imputato potrà rendere la propria versione dei fatti, quindi la procura valuterà eventuali richieste. Al centro del processo, la natura dell’esposto e i suoi effetti sulla reputazione della parte civile.
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