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CRONACA GIUDIZIARIA

Femminicidio di Grugliasco, scontro tra periti sulla capacità dell’imputato

In aula il dolore dei figli, costituiti parte civile: tra perizie contrastanti resta il trauma di chi ha visto tutto

Femminicidio di Grugliasco, scontro tra periti sulla capacità dell’imputato

Si concentra sulla capacità di intendere e di volere di Pasquale Piersanti il processo in corso in Corte d’assise a Torino per l’omicidio della moglie Fernanda Di Nuzzo, uccisa a coltellate il 29 maggio 2025 nella loro abitazione di Grugliasco. Nell’udienza di oggi sono stati ascoltati gli specialisti in psichiatria. Il consulente della procura, Franco Freilone, ha sostenuto che l’imputato, 62 anni e affetto da depressione, al momento del fatto fosse parzialmente incapace. Di diverso avviso il perito della difesa, Mario Desana, che ha parlato di incapacità totale. Una posizione intermedia è arrivata dallo psichiatra della parte civile, Elvezio Pirfo, che ha indicato nella seminfermità la valutazione più plausibile, richiamando anche le conclusioni degli altri consulenti. Il suo intervento si è soffermato soprattutto sulle conseguenze psicologiche sui figli della coppia. La vittima, 61 anni, maestra d’asilo, dopo essere stata colpita aveva tentato di fuggire scendendo le scale della palazzina, ma si era accasciata perdendo i sensi. È morta il giorno successivo in ospedale. All’aggressione ha assistito la figlia di 24 anni, affetta da sindrome di Down e convivente con i genitori. Secondo Pirfo, la giovane ha riportato un danno biologico permanente di natura psichica, legato all’impossibilità di rielaborare il trauma. L’imputato, difeso dall’avvocato Andrea Battista, non ha fornito una spiegazione precisa del gesto, riferendo di essersi “sentito morire”. I figli si sono costituiti parte civile con l’avvocato Maurizio Riverditi.

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