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Il caso
16 Aprile 2026 - 18:15
Il Garante per la protezione dei dati personali ha chiarito che un ex dipendente può ottenere l’accesso completo alla propria email aziendale e ai file conservati sul computer di lavoro, anche dopo la cessazione del rapporto. Eventuali restrizioni sono ammesse solo se giustificate da motivi concreti e documentati, come la salvaguardia di informazioni riservate dell’azienda.
La decisione nasce dal reclamo di un lavoratore di una compagnia assicurativa, che aveva richiesto copia delle email e dei documenti personali e professionali presenti nel proprio account aziendale.
L’azienda, dopo aver controllato la casella di posta, aveva però consegnato soltanto i messaggi ritenuti “strettamente personali”, escludendo quelli legati all’attività lavorativa.
Secondo l’Autorità, il diritto di accesso ai dati personali include tutte le informazioni riferibili all’interessato, comprese le comunicazioni effettuate tramite un account aziendale nominativo.
Di conseguenza, non è lecito:
filtrare i contenuti prima della consegna
distinguere arbitrariamente tra email personali e professionali
oscurare o limitare parte delle informazioni richieste
Il Garante ha evidenziato anche problemi più ampi nella gestione dei dati da parte dell’azienda, tra cui:
scarsa trasparenza nelle informative
tempi di conservazione ritenuti eccessivi (5 anni per le email e 12 mesi per i dati di navigazione) rispetto alle finalità dichiarate
Per le violazioni accertate è stata applicata una multa di 50.000 euro. Inoltre, l’Autorità ha imposto alla società di:
garantire un accesso integrale ai dati richiesti
aggiornare le policy interne e le informative sulla privacy
La decisione rafforza un principio chiave: i dati personali del lavoratore restano tali anche all’interno degli strumenti aziendali, e il loro accesso non può essere limitato senza una giustificazione valida e dimostrabile.
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