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Il caso

Biella, scatti rubati a una 15enne diffusi nelle scuole: 8 indagati per pedopornografia e istigazione al suicidio

La vittima, ha sporto denuncia in Questura insieme ai genitori facendo scattare i sequestri dei cellulari nelle classi

Biella, scatti rubati a una 15enne diffusi nelle scuole: 8 indagati per pedopornografia e istigazione al suicidio

L’illusione di una complicità adolescenziale si è trasformata in un vero incubo giudiziario e psicologico, capace di sconvolgere l’intera comunità di Biella. Protagonista della vicenda è una studentessa di quindici anni, vittima di un inganno spietato messo in atto da un ragazzo poco più grande, un sedicenne compagno di scuola.

Il meccanismo utilizzato per ottenere le immagini intime è stato studiato con grande attenzione. Il ragazzo ha rassicurato la vittima invitandola a usare la funzione di WhatsApp che consente la visualizzazione singola, sostenendo falsamente che le foto sarebbero scomparse subito dopo l’apertura. In realtà, aveva già predisposto un secondo smartphone per fotografare lo schermo, riuscendo così ad aggirare ogni protezione tecnica e dando inizio a una diffusione virale che ha coinvolto diversi istituti scolastici della città.

La gravità della situazione è emersa quando il malessere psicologico della ragazza è diventato evidente. I genitori, insospettiti dal rifiuto improvviso di andare a scuola e da una crescente disperazione, sono riusciti a conoscere la verità, scoprendo che la figlia aveva persino pensato al suicidio. La denuncia alla polizia è stata un momento di forte tensione, segnato anche dal malore della madre, che sopraffatta per lo shock è stata trasportata in ospedale.

Attualmente, l’inchiesta coinvolge otto studenti, accusati di diffusione di materiale pedopornografico e istigazione al suicidio. Gli agenti specializzati hanno già effettuato diverse perquisizioni nelle scuole, prelevando i sospetti direttamente dalle classi e sequestrando i loro telefoni per ricostruire la catena di condivisione. Tra gli aspetti più inquietanti al vaglio degli inquirenti emerge anche l’ipotesi di un possibile scambio economico delle immagini sottratte da parte del principale responsabile.

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