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18 Aprile 2026 - 13:00
Le tensioni internazionali e l’aumento dei costi industriali potrebbero tradursi in un nuovo rincaro per i consumatori italiani, con particolare riferimento al settore delle bevande e dell’acqua minerale. Secondo le stime diffuse dal Codacons, una bottiglia da 1,5 litri potrebbe arrivare a costare fino a 5–6 centesimi in più, con un impatto complessivo che viene quantificato in circa 606 milioni di euro l’anno per le famiglie.
Alla base della possibile stangata ci sarebbero le comunicazioni arrivate da diverse aziende attive nella produzione di plastica e materiali per il packaging, come bottiglie, tappi, etichette e film protettivi. In questi avvisi si richiede una revisione dei contratti in essere, attraverso l’introduzione di sovrapprezzi e clausole di adeguamento straordinario, in alcuni casi accompagnati dalla possibilità di sospendere le forniture qualora le nuove condizioni non vengano accettate.
Un meccanismo che, secondo le aziende del settore delle acque minerali, sarebbe difficile da assorbire senza un adeguamento dei prezzi finali. Le stime parlano infatti di aumenti potenziali fino al +20% per l’acqua minerale e al +10% per le bevande analcoliche, con il rischio concreto di una ricaduta diretta sui prezzi al dettaglio. Non viene esclusa, inoltre, l’ipotesi di tensioni nella distribuzione, con possibili difficoltà di approvvigionamento sugli scaffali dei supermercati proprio nei mesi di maggiore consumo.
La questione è stata portata all’attenzione dell’Antitrust tramite un esposto del Codacons, che chiede di verificare la correttezza delle richieste economiche avanzate e l’eventuale presenza di dinamiche speculative nel mercato. L’associazione sottolinea come l’insieme di questi fattori possa trasformarsi in una pressione significativa per i consumatori, in un periodo già segnato da un generale aumento dei costi dei beni essenziali.
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