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18 Aprile 2026 - 14:15
Nel 2026 resta aperta una possibilità concreta per lasciare il lavoro con largo anticipo rispetto ai 67 anni previsti dalla pensione di vecchiaia, ma non si tratta di una scelta unilaterale del lavoratore. Serve, infatti, un accordo con l’azienda, che deve farsi carico dell’intero costo dell’operazione. Una misura che può risultare vantaggiosa, ma che potrebbe cambiare già nel giro di pochi mesi.
Si tratta della cosiddetta isopensione, uno strumento attivo ormai da anni che consente alle imprese di accompagnare all’uscita i dipendenti più vicini alla fine della carriera. In condizioni ordinarie permette un anticipo fino a 4 anni, ma in via straordinaria, per le uscite attivate entro il 2026, questo limite è stato esteso fino a 7 anni.
In pratica, possono accedere a questa opportunità i lavoratori a cui manca un periodo limitato per maturare il diritto alla pensione, sia essa anticipata o di vecchiaia. Il dipendente riceve un assegno mensile pagato dall’INPS, finanziato però interamente dal datore di lavoro. Parallelamente, l’azienda continua a versare i contributi figurativi, così da non penalizzare la futura pensione.
Va, però, chiarito che l’importo percepito in questa fase non coincide sempre con quello della pensione definitiva. Spesso risulta leggermente più basso, perché i contributi maturati durante l’isopensione incidono solo sull’assegno finale e non su quello temporaneo. Inoltre, non sono previste alcune voci accessorie, come l’adeguamento all’inflazione o eventuali assegni familiari.
Un altro aspetto fondamentale riguarda i costi: essendo completamente a carico dell’impresa, la misura viene utilizzata soprattutto in contesti di riorganizzazione aziendale o di ricambio generazionale. Non è, quindi, uno strumento diffuso su larga scala, ma piuttosto una soluzione mirata.
Attenzione anche alle scadenze: il 30 novembre 2026 rappresenta una data chiave. Entro quel termine deve cessare il rapporto di lavoro per sfruttare il massimo anticipo di 7 anni. Dal 2027, infatti, il meccanismo tornerà alla sua forma ordinaria, con un limite di 4 anni, e sarà, inoltre, influenzato dall’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita.
Per attivare l’isopensione è necessario un passaggio preliminare: l’accordo tra azienda e sindacati, che individua i lavoratori coinvolti. A quel punto, il dipendente può scegliere liberamente se aderire o meno. Una volta accettata l’uscita, sarà l’azienda a gestire tutte le pratiche con l’INPS, mentre al lavoratore spetta verificare la correttezza della propria posizione contributiva.
Infine, un dettaglio da non sottovalutare: al termine del periodo di accompagnamento non scatta automaticamente la pensione. È indispensabile presentare una nuova domanda all’INPS per evitare interruzioni tra l’assegno percepito e quello definitivo.
In sintesi, l’isopensione rappresenta una strada per anticipare l’uscita dal lavoro, ma richiede condizioni precise, un accordo aziendale e un’attenta valutazione, soprattutto alla luce dei cambiamenti previsti nei prossimi anni.
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