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Il fatto

La “doccia sospesa” per i senzatetto «Ma devono spendere soldi per lavarsi»

Un ristoratore e la sua battaglia per aiutare i senza fissa dimora: «non mi ha risposto nessuno»

La “doccia sospesa” per i senzatetto «Ma devono spendere soldi per lavarsi»

Raffaele, 53 anni, ristoratore in zona Cit Turin, per anni ha incrociato i senzatetto senza fermarsi. «Fino a 10 anni fa non me ne curavo». Poi l’incontro con Gennaro, trovato a dormire su un cartone tra via Beaumont e via Duchessa Jolanda. «Mi dice che non mangia da 4 giorni». Da lì cambia tutto: pasti portati ogni giorno, una rete di clienti coinvolti, fino a «40 pasti al giorno», con picchi di 70. «Li conosciamo i senzatetto della zona». Ma oltre al cibo emerge presto un altro bisogno, più invisibile: lavarsi. «Un giorno uno di loro viene a pranzo. Purtroppo maleodorava». Da lì la ricerca di una soluzione. Raffaele si informa, incontra per caso l’assessore Jacopo Rosatelli e chiede aiuto.

«Due giorni dopo mi chiamano e mi dicono che mi avrebbero dato dei buoni doccia». Ne riceve 40. Sulla carta, una risposta concreta. Nella pratica, molto meno. «I buoni sono per via Bianzè». Utilizzabili solo in alcuni giorni e con regole precise. Ma il punto è un altro: «Comprendono solo l’acqua». Tutto il resto - asciugamano, shampoo, bagnoschiuma - è a pagamento. «Uno di loro mi ha detto che aveva speso tre euro». Per chi vive in strada, una cifra che fa la differenza. «Vuol dire rinunciare a mangiare o ad altro». Raffaele inizialmente fatica a crederci. «Sono andato di persona ai bagni. Mi hanno confermato: solo acqua calda con il buono». Un dettaglio che, dice, «non mi era stato spiegato». E che, aggiunge, «pare non lo sapesse nemmeno Rosatelli». Da qui parte la protesta. Telefonate, mail, richieste di chiarimento. «Ho iniziato ogni giorno a chiamare la Circoscrizione e l’assessore». Senza risposte sul punto centrale: cosa coprono davvero quei buoni e perché non bastano. Intanto emergono anche segnalazioni confuse: «Alcuni senzatetto mi dicono che c’è chi li vende quei buoni». Racconti difficili da verificare, ma che aumentano i dubbi. Nel frattempo Raffaele aggira il problema. «Abbiamo iniziato a raccogliere materiale igienico».

Clienti e amici donano bagnoschiuma, dentifrici, rasoi, shampoo. Migliaia di prodotti. «Li portano al locale, poi la Circoscrizione li ritira e li distribuisce ai bagni». Un sistema parallelo che serve a rendere davvero utilizzabili quei buoni. «Controllo che tutto vada a buon fine». Dal Comune, però, la linea resta difensiva. L’assessore Rosatelli parla di «una rete ampia» di servizi gratuiti e precisa che i bagni pubblici «non sono strutture pensate direttamente per i clochard», ma accessibili tramite buoni. Sul caso specifico: «Verificheremo». Che il nodo esista lo riconosce anche il presidente della Circoscrizione 4 Alberto Re: «È un regolamento da superare». Il tariffario, infatti, è lo stesso degli altri bagni comunali e prevede costi per i servizi accessori. «Interverremo subito su shampoo, saponi e asciugamani», assicura, pur ammettendo la necessità di trovare una soluzione amministrativa. La questione approderà in Consiglio comunale nei prossimi giorni

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