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Cannabis in Parlamento: protesta contro il decreto sicurezza che divide l’Italia

Nel giorno simbolo del 20 aprile, iniziative di +Europa e Radicali riaccendono lo scontro su cannabis light, lieve entità e nuove restrizioni. Al centro il rischio di più sanzioni e carceri già al limite

Cannabis in Parlamento: protesta contro il decreto sicurezza che divide l’Italia

Nel giorno simbolo del 20 aprile, dedicato a livello internazionale alla cannabis, il tema torna al centro del dibattito politico italiano con un’iniziativa destinata a far discutere. Alcuni esponenti di +Europa e dei Radicali Italiani hanno scelto di portare la questione direttamente davanti e dentro il Parlamento, con azioni dimostrative pensate per attirare l’attenzione sulle recenti modifiche normative.

Secondo il segretario di +Europa, Riccardo Magi, l’obiettivo è denunciare quella che viene definita una nuova stretta di stampo proibizionista, inserita nel decreto sicurezza. Al centro delle critiche c’è in particolare la revisione delle norme sulla lieve entità nei reati legati agli stupefacenti, ritenuta da alcuni osservatori un passo indietro rispetto a un approccio più orientato a misure alternative alla detenzione.

L’iniziativa si è svolta mentre nelle Commissioni parlamentari competenti era in corso l’esame del provvedimento, accelerato secondo le opposizioni in modo eccessivo. Le critiche non riguardano solo il metodo, ma anche il merito: si teme, infatti, un ulteriore incremento della pressione sul sistema carcerario, già alle prese con problemi di sovraffollamento.

In Italia, la cannabis a uso ricreativo resta illegale. Il riferimento principale è il DPR 309/1990, che vieta produzione, vendita e detenzione, pur distinguendo tra uso personale e traffico. Nel primo caso, le conseguenze sono di tipo amministrativo, mentre per lo spaccio sono previste sanzioni penali.

Diversa è la situazione della cannabis terapeutica, utilizzabile con prescrizione medica per specifiche patologie. Negli ultimi anni è cresciuta la domanda, con migliaia di pazienti che ne fanno uso, anche se persistono difficoltà legate alla disponibilità e alla distribuzione del prodotto.

Un capitolo a parte riguarda la cosiddetta cannabis light, disciplinata dalla Legge 242/2016, che consente la coltivazione di canapa con basso contenuto di THC per determinati impieghi. Tuttavia, proprio su questo segmento si sono concentrate le maggiori incertezze normative.

Il nuovo decreto sicurezza, entrato in vigore nell’aprile 2025, introduce limitazioni significative soprattutto per il settore della cannabis light. In particolare, viene drasticamente ridotta la possibilità di utilizzare e commercializzare le infiorescenze, anche quando prive di effetti psicotropi rilevanti.

Le nuove disposizioni consentono la produzione solo per finalità legate al florovivaismo professionale, escludendo di fatto la vendita e la lavorazione per altri usi. Questo cambiamento ha sollevato forti preoccupazioni tra gli operatori del settore, tra agricoltori e commercianti, che temono sequestri e conseguenze legali.

Le associazioni di categoria parlano di misure sproporzionate e denunciano un clima di crescente incertezza. Dal punto di vista legale, restano possibili strumenti di tutela come i ricorsi al TAR o al tribunale del riesame, ma il quadro complessivo appare ancora instabile.

La questione della legalizzazione continua a dividere politica e opinione pubblica. Da un lato, c’è chi sostiene la necessità di un approccio più pragmatico e regolato; dall’altro, chi difende una linea più restrittiva in nome della sicurezza.

Nel frattempo, il confronto resta aperto anche a livello europeo, dove potrebbero emergere orientamenti destinati a influenzare le scelte nazionali. E mentre il dibattito prosegue, iniziative simboliche come quelle del 20 aprile contribuiscono a mantenere alta l’attenzione su un tema che, ancora oggi, resta profondamente controverso.

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