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La battaglia tra Torino e la Svizzera

Eredità Agnelli, i segreti svelati dall'ex autista e quel conto (all'Isole Vergini) da 900 milioni di dollari

Il legal team di John Elkann: "Margherita sapeva della parte 'undisclosed' dell'Eredità. L'accordo del 2004 è valido"

Eredità Agnelli, la partita non è chiusa: tra Ginevra e Thun riemergono conti, residenze e un patto contestato

C’è una persona che più di molte altre conosce i segreti di Marella Caracciolo, vedova dell'Avvocato Gianni Agnelli e mancata nel 2019: è la persona che può confermare come vivesse prevalentemente in Italia, non in Svizzera dove aveva la residenza, e dunque fornire un importante assist sia alla Procura di Torino che ha richiesto il rinvio a giudizio di John Elkann, sia a Margherita Agnelli che su quella residenza contestata fonda tutta la sua battaglia. Con un altro importante tassello da chiarire: un tassello da 900 milioni di dollari.

La persona in questione, le cui parole potrebbero avere un peso fondamentale nella battaglia per l'Eredità Agnelli, si chiama Ugo Perrotta ed è stato per lungo tempo l'autista di Marella Caracciolo. Nelle scorse settimane è stato sentito in Tribunale, a Torino, lì dove si discute la causa civile - parallela a quella penale - legata all'Eredità Agnelli. Davanti alla giudice Nicoletta Aloj l'ex autista avrebbe raccontato degli spostamenti di Marella, confermando che la donna era prevalentemente in Italia

Perché è importante questo dettaglio? Perché anche alla Procura di Torino risulta che nel 2004 Marella Caracciolo sarebbe stata in Italia per 212 giorni, di cui 183 nella storica magione, Villa Frescot. La ricostruzione deriverebbe da un file denominato “PROSPETTI-PRESENZE”, inviato via e-mail da Paola Montaldo segretaria personale e "capo" del cosiddetto “family office” degli Agnelli, con dettaglio delle permanenze. 

Quindi, più giorni di quanto preveda la legislazione - quella italiana: ai fini dei benefici fiscali - per rendere effettiva la residenza, che Marella vantava nel cantone di Berna fin dagli anni '70. E la residenza svizzera è fondamentale per la validità dei cosiddetti accordi di Ginevra del 2004 — sia il passaggio di quote della società Dicembre, sia il patto successorio del 6 marzo 2004 —, redatti tra due cittadine elvetiche, ossia Marella e sua figlia Margherita Agnelli. 

Con quegli accordi, Margherita incassava un forfait sull'eredità paterna - finora era nota la cifra di 1 miliardo e 300 milioni, ma un recente documento giudiziario parla di 4 miliardi di euro - in cambio della rinuncia a qualsiasi altra pretesa, ivi incluso l'impero economico e finanziario.

Se la residenza svizzera non fosse reale, come sostiene Margherita, allora quel patto non sarebbe valido e tutta l'eredità - dalla Dicembre fino a Exor e Stellantis - andrebbe ridiscussa e rimessa in gioco, finendo per includere anche gli altri cinque figli di Margherita. 

Su questa vicenda, ci sono cause ancora pendenti tanti in Italia quanto in Svizzera. , dove peraltro di recente un tribunale si è dichiarato non competente per giurisdizione, di fatto avallando la "residenza italiana" di Marella. Il legal team di John Elkann, d'altra parte, ribadisce - in una nota diffusa - che Margherita Agnelli “non ha mai contestato in alcun giudizio italiano o svizzero” che la sua volontà fosse viziata da “omesse informazioni o dolo o inganno o altro”. E aggiungono che eventuali contestazioni oggi sarebbero “prescritte e infondate”.

Di cosa si tratta? Qui si arriva a quel "particolare" da 900 milioni di dollari. Nel 2007, Margherita aveva scoperto in maniera casuale - un bonifico da un conto mai visto prima -, tramite poi intervento di un amico che lavorava alla banca Morgan Stanley di Zurigo, l'esistenza di un conto intestato a una società nelle Isole Vergini Britanniche. Conto di cui unica beneficiaria sarebbe stata Marella Caracciolo. E con un saldo all'epoca di 900 milioni di dollari. Per Margherita significava che c'era una ampia fetta dell'eredità di suo padre Gianni Agnelli di cui non sapeva nulla. I famosi "fondi neri" dell'impero (ex) Fiat?

Attenzione, però. Secondo gli avvocati di John Elkann, nel patto successorio sarebbe stata conteggiata anche la parte definita "undisclosed", ossia ancora non nota, "da conteggiare" diciamo. E questo sarebbe avvenuto “per espressa richiesta di Margherita Agnelli". Dunque, Margherita sapeva che, da qualche parte, c'era un "tesoro nascosto" di suo padre? Qui la domanda — inevitabile, e tutt’altro che teorica — diventa: l’“undisclosed” era una clausola generica o una realtà conosciuta nella sua consistenza? Perché se la consistenza patrimoniale emerge solo successivamente, il tema non è più la presenza di una formula nell’accordo, ma la completezza dell’informazione su cui quell’accordo si fondava. Ed è esattamente il tipo di questione che può cambiare il peso di una firma.

La battaglia continua...

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