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Il caso

Matrimonio combinato con il cugino, poi le botte e i maltrattamenti: pene dimezzate in appello

Due anni con condizionale - quindi niente carcere - per un uomo marocchino e i suoi genitori: 5mila euro alla vittima e corso obbligatorio sulla parità di genere

Matrimonio combinato con il cugino, poi le botte  e i  maltrattamenti:  pene dimezzate in appello

La Corte d’appello ha ridotto da quattro a due anni - con sospensione condizionale - le pene per un uomo di origini marocchine e i suoi genitori, imputati per maltrattamenti dopo un matrimonio combinato celebrato in Nord Africa. Disposto anche un risarcimento immediato alla vittima, con una provvisionale di 5mila euro, e l’obbligo per tutti e tre di seguire un corso sulla parità di genere. Il giovane, appena maggiorenne, era stato costretto a sposare una cugina. Il padre aveva firmato il certificato di nozze durante un viaggio nel paese d’origine. La donna, una volta arrivata in Italia con il ricongiungimento familiare, aveva iniziato a vivere con il marito e i suoceri. Secondo il suo racconto, però, la convivenza si era trasformata in un contesto di isolamento e violenze: costretta a restare in casa, minacciata e picchiata. Usciva poco, si occupava delle faccende domestiche e veniva rimproverata. Nel 2020 il marito aveva avviato il divorzio ed era rientrato in Italia senza di lei. Tornata a sua volta, la donna non era stata più accolta in casa. Aveva sporto querela. Anche i familiari dello sposo l’avevano denunciata per minacce. In primo grado gli imputati erano stati condannati a quattro anni. In appello hanno scelto di comparire: «Non ho mai fatto male a questa persona», ha detto il marito. La madre ha parlato di litigi frequenti, il padre ha minimizzato: «Le ho lanciato una ciabatta, senza colpirla».

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