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Campobasso
23 Aprile 2026 - 09:05
Proseguono gli accertamenti sull’inchiesta relativa alla morte di due donne avvenuta nel periodo natalizio a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Nelle ultime ore gli investigatori hanno disposto il sequestro del telefono della figlia 19enne di Antonella Di Ielsi, una delle vittime.
La vicenda riguarda il decesso della donna e di sua figlia, entrambe morte a distanza di pochi giorni dopo aver manifestato sintomi riconducibili a un’intossicazione. Solo successivamente è stata individuata la presenza di ricina, una sostanza altamente tossica e di difficile reperibilità, elemento che ha portato la Procura di Larino ad aprire un fascicolo anche per omicidio volontario, oltre a quello per omicidio colposo nei confronti di alcuni sanitari.
Secondo l’impostazione investigativa, al centro dell’indagine ci sarebbero le condotte del personale medico dell’ospedale del capoluogo molisano, che avrebbe dimesso le due donne al primo accesso al pronto soccorso, quando i sintomi erano già presenti, per poi accoglierle nuovamente quando le condizioni erano ormai gravemente compromesse.
Il telefono della 19enne sarà ora analizzato per ricostruire in modo dettagliato la fase precedente e successiva al ricovero. Gli inquirenti passeranno al setaccio chat, messaggi, note personali e soprattutto le ricerche online, con l’obiettivo di verificare le informazioni circolate tra famiglia e personale sanitario nei giorni della crisi.
Le verifiche non si limiteranno al dispositivo personale: l’attenzione degli investigatori si è estesa anche ad alcuni computer dell’istituto agrario professionale di Riccia, a circa 17 chilometri dal paese della tragedia, dove sarebbero emerse ricerche considerate potenzialmente rilevanti per l’indagine.
Un elemento ritenuto significativo riguarda proprio la figlia 19enne, che sarebbe stata l’unica della famiglia a non aver manifestato sintomi dopo il pasto consumato la sera del 23 dicembre, quando le altre due donne avevano, invece, iniziato a stare male dopo aver mangiato alcuni alimenti.
Il legale della giovane, l’avvocato Facciolla, ha spiegato all'Adnkronos che la ragazza ha collaborato pienamente con gli inquirenti, consegnando volontariamente il proprio telefono. La 19enne è, infatti, considerata parte offesa nell’ambito del procedimento che riguarda l’operato dei medici, avendo avuto un ruolo di collegamento tra famiglia e personale sanitario durante la fase critica.
L’analisi dei dispositivi, che sarà eseguita nei prossimi giorni, rappresenta un passaggio chiave per chiarire la sequenza degli eventi e verificare eventuali responsabilità lungo tutta la catena di assistenza medica.
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