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Inchiesta escort di serie A

Calciatori e "dopopartita", audizioni per le escort: la Procura valuta di ascoltare anche i giocatori

Il gip ha già disposto un sequestro preventivo da oltre 1,2 milioni di euro: una quota dei fondi, però, non risulta in Italia...

Calciatori e "dopopartita", audizioni per le escort: la Procura valuta di ascoltare anche i giocatori

Deborah Ronchi con Emanuele Buttini

Milano. I nomi scorrono nelle rubriche sequestrate come una distinta di gara mai resa pubblica. Sono almeno sessanta, riconducibili a calciatori, e per la Procura rappresentano il punto di partenza, non di arrivo. Perché in questa storia i giocatori stanno sullo sfondo: testimoni potenziali che potrebbero aiutare nella ricostruzione dei fatti. Alcuni di loro potrebbero essere ascoltati come persone informate sui fatti. Per ora, le uniche persone che vengono sentite in Procura sono le ragazze - molte giovanissime - che lavoravano per intrattenere i calciatori. Gli sportivi non sono indagati. Nessuna accusa, nessuna iscrizione nel registro. Ma abbastanza per accendere i riflettori.

L’inchiesta milanese su un presunto giro di escort legato ai dopopartita si muove così, tra telefoni sequestrati e tracce digitali. Quattro arresti, dispositivi passati al setaccio: chat, contatti, appuntamenti, pagamenti. Un lavoro paziente, quasi artigianale, fatto di incroci e riscontri. È lì dentro che gli investigatori cercano la struttura del sistema, la sua eventuale continuità, la prova che non si trattasse di episodi isolati ma di un meccanismo organizzato. Al centro, secondo l’accusa, ci sarebbe l’agenzia Made, gestita da Deborah Ronchi ed Emanuele Buttini. Entrambi sono finiti agli arresti domiciliari insieme a due collaboratori; altri due risultano indagati a piede libero. Un’organizzazione che, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe trasformato gli incontri in un business milionario, capace di muovere cifre rilevanti con una rete stabile e rodata. 

Parallelamente vanno avanti le audizioni delle giovani coinvolte. Anche loro, al momento, non sono indagate. Le loro testimonianze servono a riempire i vuoti, a dare contorni a un racconto che la Procura ritiene tutt’altro che improvvisato. Più che singoli episodi, una filiera. Più che contatti occasionali, un sistema. E poi, i soldi. I magistrati stanno ricostruendo i flussi di denaro partendo dai conti riconducibili agli arrestati. Il gip ha già disposto un sequestro preventivo da oltre 1,2 milioni di euro: una cifra che rappresenterebbe una parte consistente dei profitti. Ma la mappa non si ferma ai confini italiani. Una quota dei fondi, infatti, sarebbe stata trasferita all’estero. Quattro i conti individuati finora, tutti in Lituania. È lì che si concentra una parte delle verifiche: seguire il denaro, capire dove porta, stabilire responsabilità.

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