Dalle intercettazioni emergerebbe «la vera natura degli aderenti al sodalizio criminale che trova sfogo» in una serie di conversazioni segnate da un linguaggio violento e discriminatorio. Parole rivolte contro «negri, ebrei, transessuali, arabi, anarchici, rider», ma anche contro partiti politici come «Rifondazione Comunista, Pd, Leu». A parlare, militanti di Askatasuna.
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Secondo quanto emerge, la solidarietà manifestata pubblicamente, in particolare verso gli stranieri, sarebbe stata «solo apparente e del tutto strumentale», finalizzata a ottenere consenso e partecipazione alle manifestazioni contro lo Stato. Tra gli stralci, uno riguarda il 25 aprile, definito da un militante «rottura di cazzo infinita. Sti cazzo di vecchi balbuzienti che raccontavano cazzate e poi scopro che quelli che erano sopravvissuti è gente che ha portato una lettera una volta… e vabbè». In un altro passaggio, Giorgio Rossetto, storico militante No Tav, critica Roberta Bonetto «perché mentre passava davanti a una lapide partigiana ha perso l’occasione di provocare la polizia e farsi portare in questura, poi sollevare un bel polverone mediatico». E aggiunge: «Se non ci sono io a organizzare le trappole per la Questura non ci pensa nessuno». Poi gli attacchi ai partiti. Umberto Raviola, parlando dell’organizzazione di un corteo del Primo Maggio, afferma: «Leu sono 5 pagliacci, Rifondazione (Comunista) se prova a passarci davanti pigliano gli schiaffi». Nel 2019, secondo le intercettazioni, Mattia Marzuoli diceva: «A pugni e calci col Pd a volto scoperto». In quell’occasione, i dem denunciarono episodi di violenza durante il corteo. Non mancano le tensioni con altri gruppi antagonisti: quelli del Gabrio vengono definiti «bolliti, sfigati, pidocchi, minchioni». Dagli atti emerge anche l’utilizzo di profili falsi sui social. Giorgio Rossetto racconta di aver usato account fake per pubblicare commenti, positivi e negativi, sulle pagine legate ad Askatasuna, fingendosi anche anarchico e utilizzando provocazioni per alimentare discussioni online. Durante la pandemia, la seconda ondata avrebbe evidenziato, secondo l’impianto accusatorio, una gestione interna delle priorità: «decidevano loro chi potesse fare i tamponi», riservandoli «a quelli che lavorano per la causa». Alcuni militanti avrebbero inoltre utilizzato l’associazione Rainbow for Africa, che collabora con Asl e medici, per ottenere un canale preferenziale per i vaccini. Un attivista del Neruda, ex scuola che ospita migranti, avrebbe parlato di «razzisti bianchi con privilegi da bianchi». Poi i rider. Secondo le intercettazioni, sarebbero stati i fratelli Novaro - Alice, Giulia e Andrea, figli dell’avvocato Claudio - a seguire le dinamiche di protesta dei lavoratori delle consegne. In questo contesto, Marzuoli avrebbe detto: «Io li ammazzerei tutti, i rider, a Torino». Lo stesso Marzuoli prende di mira anche il fumettista Zerocalcare, presente alle manifestazioni e coinvolto in iniziative del collettivo: «Che vadano a lavorare quelli lì invece che disegnare (bestemmia)», affermava parlando con la madre, che aveva espresso apprezzamento per un’asta benefica con le opere dell’artista. L’attivista Ermenista Varrese lo definisce «fumettista per borghesi seguito dal Pd». Infine, i riferimenti ai transessuali. Nel 2020, commentando il programma del campeggio giovani No Tav a Venaus, Giorgio Rossetto osservava: «Noi non siamo di quella parrocchia», aggiungendo: «Non gliene frega dei trans, sono terreni per la marginalità più estrema».
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