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Salute e prevenzione
24 Aprile 2026 - 13:00
Il 24 aprile si celebra la Giornata mondiale dedicata alla lotta contro la meningite, una grave infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono cervello e midollo spinale, causata soprattutto da infezioni di origine batterica o virale.
Secondo una ricerca internazionale pubblicata su The Lancet Neurology e coordinata dall’Università di Washington, ogni anno nel mondo circa 2,5 milioni di persone contraggono la malattia, mentre i decessi si attestano attorno a 259 mila. Un dato particolarmente allarmante riguarda l’età: più di un terzo delle vittime ha meno di cinque anni.
Nonostante negli ultimi decenni si sia registrato un calo significativo di contagi e morti rispetto al 1990, i progressi non sono ancora sufficienti per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che punta a ridurre entro il 2030 i casi del 50% e la mortalità del 70%.
La meningite resta una delle principali cause infettive di danni neurologici permanenti a livello globale. L’introduzione dei vaccini, a partire dagli anni 2000, ha contribuito a ridurre l’incidenza della malattia sia nei Paesi ricchi che in quelli a basso reddito. Tuttavia, il divario tra aree del mondo rimane evidente.
Le regioni più colpite sono infatti quelle dell’Africa subsahariana, dove Paesi come Nigeria, Ciad e Niger registrano ancora tassi molto elevati di infezione e mortalità.
Tra i principali agenti responsabili figurano batteri come Streptococcus pneumoniae e Neisseria meningitidis, oltre a diversi virus, tra cui gli enterovirus non polio.
I ricercatori sottolineano anche il ruolo di alcuni fattori di rischio, come basso peso alla nascita, parto prematuro e inquinamento atmosferico e domestico. Per ridurre ulteriormente l’impatto della malattia, gli esperti indicano la necessità di ampliare la copertura vaccinale, migliorare la diagnosi precoce e garantire un accesso più efficace alle cure.
Nel nostro Paese si stimano ogni anno poco più di mille casi di meningite. I dati più recenti della sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità evidenziano che la forma meningococcica rappresenta una quota significativa dei casi, con una letalità che varia tra l’8% e il 14%, ma che può arrivare fino al 50% in assenza di trattamento adeguato.
I sierogruppi più diffusi sono il B e il C. In particolare, il sierogruppo B è considerato il più aggressivo e responsabile della maggior parte delle infezioni nei bambini, soprattutto nel primo anno di vita.
Nonostante i progressi della medicina e della prevenzione, la meningite continua a rappresentare una sfida sanitaria importante. La combinazione tra vaccinazioni, diagnosi tempestiva e trattamenti efficaci resta lo strumento principale per ridurne l’impatto globale e salvare vite, soprattutto tra i più piccoli.
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