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24 Aprile 2026 - 16:53
Parma – Chiara Petrolini è stata condannata a 24 anni e tre mesi di reclusione. Lo ha deciso la Corte d’assise presieduta da Alessandro Conti dopo oltre tre ore di camera di consiglio. La 22enne, studentessa universitaria di Traversetolo, era imputata per il duplice omicidio premeditato e la soppressione di cadavere dei due figli neonati. La Corte ha riconosciuto la responsabilità per l’omicidio del secondo bambino, escludendo invece la condanna per la morte del primo, per la quale è arrivata l’assoluzione. Resta però la condanna per la soppressione del cadavere. La procura aveva chiesto una pena di 26 anni. Alla lettura del dispositivo la ragazza è rimasta immobile, senza mostrare alcuna reazione. In aula, invece, la tensione si è scaricata sui familiari: il padre è scoppiato in lacrime, mentre i parenti hanno reagito duramente contro la stampa, chiedendo ai giornalisti di allontanarsi e coprendo la scena con giacche e foulard. Per la Corte, Petrolini avrebbe pianificato l’uccisione del secondo neonato, poi sepolto nel giardino della villa di famiglia a Vignale di Traversetolo, proprio sotto la finestra della sua stanza. «Li volevo vicino a me», aveva dichiarato l’imputata durante il processo, iniziato nel giugno 2025. Il caso era emerso nell’agosto 2024, quando il corpo del secondo neonato fu scoperto per caso dal cane di famiglia. Il parto risaliva a pochi giorni prima del ritrovamento, prima che la giovane partisse con la famiglia per New York. Le indagini avevano poi portato al rinvenimento anche dei resti del primo bambino, nato nel 2023 e sepolto a poca distanza. Nel corso delle indagini, gli inquirenti hanno ricostruito una lunga serie di omissioni e depistaggi, oltre a intercettazioni e testimonianze che hanno delineato un quadro familiare improvvisamente sconvolto dalla scoperta dei due corpi nel giardino. Il procuratore di Parma Alfonso D’Avino ha definito la vicenda «molto triste», sottolineando come si tratti di «un dramma familiare che non trova molti riscontri nella vita ordinaria». Sulla pena ha precisato che «non è una questione di soddisfazione», evidenziando la sostanziale vicinanza alla richiesta avanzata dall’accusa. Il pm ha inoltre annunciato che valuterà un eventuale ricorso sull’assoluzione relativa alla morte del primo neonato, ritenendo inizialmente provata anche quella responsabilità. Il caso aveva già visto una complessa evoluzione cautelare, con arresti domiciliari e successive decisioni tra tribunale del Riesame e Cassazione. Nel frattempo, le perizie psichiatriche disposte nel corso del processo hanno dato esiti contrastanti: per i consulenti della Corte e dell’accusa l’imputata era capace di intendere e di volere, mentre la difesa ha sostenuto l’incompatibilità con la punibilità. La sentenza chiude il primo grado di giudizio in una delle vicende giudiziarie più seguite degli ultimi anni, destinata ora a proseguire nelle eventuali fasi di appello.
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