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Svelato il piano di Filosa
24 Aprile 2026 - 12:10
Stellantis cambia strategia. E riparte da Fiat. Così anche Torino torna al centro.
È questo il punto da cui partire per capire il piano del ceo Antonio Filosa, che verrà presentato il 21 maggio a Detroit ma che — secondo quanto anticipato oggi, 24 aprile 2026, dall’agenzia Reuters — ha già una direzione precisa: concentrare investimenti e risorse su quattro marchi globali, Jeep, Ram, Peugeot e Fiat. Considerati quelli “che contano davvero” per volumi e redditività.
Una scelta che non è solo industriale. È una scelta che riguarda direttamente Torino. Perché significa riportare (sul serio, non solo a suon di claim) al centro il ruolo storico di Fiat — e dunque di Mirafiori — all’interno del gruppo, ma anche rafforzare il peso della divisione europea, la Europe Enlarged, che proprio qui ha il suo baricentro.
Il cuore della strategia: meno dispersione, più focus
L’idea non è nuova, ma qui viene applicata con decisione. In un gruppo che conta 14 marchi — il più ampio del settore, che diventano 15 con il partner Leapmotor — la dispersione degli investimenti è diventata un problema. E allora si torna a un principio semplice: concentrare risorse dove il ritorno è maggiore. Jeep e Ram per il mercato americano. Peugeot e Fiat per quello europeo e internazionale.
Quattro marchi globali. Quattro pilastri. Lo dicono i dati di vendita.
Gli altri marchi: non chiusura, ma ridimensionamento
La vera novità, però, riguarda tutto il resto. Secondo Reuters, che cita quattro fonti attendibili e a conoscenza del "dossier", gli altri brand — da Citroën a Opel, passando per Alfa Romeo e Lancia — non verranno abbandonati, ma ridimensionati. Diventeranno marchi più legati a mercati specifici, regionali o nazionali, dove hanno ancora una base solida o margini di crescita.

È una scelta diversa rispetto a quella suggerita da alcuni analisti, che negli ultimi mesi avevano ipotizzato chiusure per ridurre costi e sovrapposizioni. Filosa, invece, sceglie un’altra strada. Non taglia. Riposiziona.
Il contesto: una partita che si è fatta più dura
Questa strategia nasce in un momento complicato. Stellantis sta cercando di recuperare terreno sia negli Stati Uniti sia in Europa, mentre cresce la pressione dei costruttori cinesi, sempre più aggressivi soprattutto sull’elettrico e nei mercati emergenti.
A febbraio il gruppo ha registrato un impatto da 22,2 miliardi di euro di oneri - che hanno portato, in fase di approvazione dei bilanci, a non distribuire dividendi ai soci -, legato anche al rallentamento dei piani sull’elettrico. Un segnale chiaro: la transizione non è lineare, e il mercato non premia automaticamente chi investe di più. Premia chi investe meglio.
Il nodo della valutazione
I mercati lo hanno già capito. La capitalizzazione di Stellantis è scesa intorno ai 21 miliardi di euro. Un livello che la avvicina più a una startup elettrica come Rivian che a un colosso europeo come Volkswagen, il cui valore è addirittura il doppio. Non è solo un dato finanziario. È un segnale.
Elkann e il dopo Tavares
LDietro questa scelta c’è anche un passaggio di fase. L'ex ceo Carlos Tavares aveva sempre difeso la pluralità dei marchi, rifiutando l’idea di chiuderne qualcuno. Ma questo ha portato anche a una standardizzazione dei diversi brand: modelli con marchi diversi ma medesime componenti per risparmi di scala, ma con il risultato che il mercato ha punito, per esempio, quelle vetture come Alfa Romeo o Lancia che pareva delle Citroen o Peugeot ricarrozzate. E in Italia sappiamo benissimo quanto ancora Alfa Romeo e Lancia siano legate a una certa idea di auto, di automobilista stesso.
Dopo l'uscita di Tavares, a fine 2024, John Elkann - come ceo ad interim - ha iniziato a ragionare in modo diverso: non più quanti marchi, ma quali marchi hanno davvero un futuro. Filosa si muove dentro questa linea. Con un approccio meno ideologico e più selettivo.
"Investimenti importanti" e rebadging
Gli investimenti "saranno importanti" viene confermato da nostre fonti. E l'attenzione alla "località" dei diversi brand ci arriva anche da nostri contatti in Stellantis. Ma l'ottimizzazione di scala dovrà passare anche attraverso il cosiddeto "rebadging", o "rebranding". Ossia, modelli commercializzati con brand diversi a seconda del mercato: in Spagna, per esempio, il Gruppo sta studiando con Leapmotor la produzione di un suv che sarà a marchio Opel. E altri modelli del partner cinese potrebbero essere commercializzati come Fiat, per superare il "pregiudizio" su un brand che pur con ottimi risultati e qualità non è "glamour" con quelli storici.
Il nodo fabbriche (con i cinesi)
LAl momento non sono previste, quindi, chiusure e cessioni di marchi. Salvo il caso Maserati, che tecnicamente è abbinato alla gestione di Alfa Romeo ma nel dossier non compare: possibile uno spin off in direzione Ferrari? Non è dato saperlo al momento.
C'è la questione stabilimenti: Filosa sta trattando con Leapmotor ma anche Dongfeng "e altri interlocutori", come vi abbiamo svelato, la cessione o l'affitto di parte degli stabilimenti con meno produzione, per portarli a saturazione.
Da questo piano emerge chiara l'intenzione, dunque, di puntare su quegli stabilimenti che saranno strategici: al di là degli USA, qui il focus va sulle fabbriche fortemente connotate come Fiat. Dunque Mirafiori a Torino, ma anche Pomigliano. Mentre l'attenzione su Jeep dovrebbe coinvolgere Melfi. Ma Fiat significa anche il polo industriale in Algeria, a Tafaroui, su cui già si è concentrato un investimento di 200 milioni di euro. Ed è un elemento dell'equazione da non sottovalutare.
La vera domanda
La questione, a questo punto, non è se la strategia funzionerà. La questione è se Stellantis riuscirà a fare quello che oggi è più difficile: scegliere. Perché in un mercato che cambia così rapidamente — tra elettrico, ibrido, nuovi concorrenti e geopolitica — la vera debolezza non è sbagliare direzione. È non averne una.
Dunque, se queste indiscrezioni svelano la direzione, Stellantis non chiude marchi. Ma decide quali contano davvero. Ed è lì che si gioca la partita. Anche per Torino (e l'Italia).
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