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Il furto

«Mamma muore e le rubano la fede»: scoperta-shock all’ospedale di Susa

La denuncia lo scorso 13 febbraio della figlia: «Aiutatemi a trovare l’anello»

Susa, chiusi i blocchi di ortopedia e operatorio per lavori: «Un passo fondamentale per rendere l’ospedale più sicuro e accogliente»

Ospedale di Susa, foto d'archivio

Una fede nuziale sottratta dal dito di una donna di 76 anni, già morta. Lascia sgomenti e apre interrogativi pesanti quanto accaduto qualche mese fa a Susa.
La vicenda, relativa allo scorso 13 febbraio, avvenuta nel reparto dell’ospedale cittadino di corso Inghilterra, è ora oggetto di una denuncia presentata ai carabinieri della stazione di Susa. A rendere pubblico il caso è la figlia della donna, che ha deciso di raccontare l’accaduto a distanza di poco più di due mesi a ValsusaOggi, sia per lanciare l’appello e tentare di recuperare l’oggetto prezioso anche - ma non solo - dal punto di vista affettivo, che per segnalare una situazione che definisce «gravissima». La donna era ricoverata dall’11 febbraio per una patologia importante, ma sarebbe deceduta poco meno di 48 ore dopo.

Poche ore più tardi, verso le 8.15 del 13 febbraio, la figlia si è recata presso un’agenzia di onoranze funebri per organizzare le esequie. È in quel momento che emerge il primo elemento inquietante. «Ho chiesto che venisse tolta la fede dal dito di mia madre - racconta - ma mi è stato risposto che non la indossava più, che era già stata tolta».
Da lì, la verifica immediata con il reparto ospedaliero: nessuno, secondo quanto riferito, avrebbe preso in custodia l’anello. Da quel momento, della fede non c’è più traccia. Un dettaglio che la figlia ribadisce con fermezza: meno di dodici ore prima, durante la visita serale del 12 febbraio, aveva visto con i propri occhi la madre indossare ancora l’anello.
Non si tratta di un oggetto qualsiasi. La fede, d’oro, modello “mantovana” (caratterizzata, cioè, da una bombatura esterna più accentuata rispetto alla fede classica) risale al 1973 e porta incisi all’interno i nomi degli sposi: “Antonio” e “Palma”, con la data di matrimonio, il 31 ottobre 1973. Un valore economico limitato, ma un peso affettivo enorme.


Al momento non ci sono testimoni né elementi certi su cosa sia accaduto nelle ore tra il decesso e il trasferimento della salma.
Un aspetto rilevante riguarda anche le procedure: secondo quanto riferito dalla donna, al momento del ricovero non sarebbe stato redatto un inventario degli effetti personali della paziente.
La denuncia è stata formalizzata nel pomeriggio del 13 febbraio, ma non è stato richiesto nell’immediato l’intervento delle forze dell’ordine sul posto. Saranno ora gli inquirenti a cercare di ricostruire i fatti e accertare eventuali responsabilità.
Resta, intanto, l’amarezza della famiglia. «Rendo pubblica questa vicenda - spiega la figlia - perché nessun altro debba trovarsi in una situazione simile e perché chi di dovere si assuma le proprie responsabilità». Sulla vicenda si attende anche un eventuale riscontro da parte dell’Asl competente, per chiarire quanto accaduto e le procedure seguite nelle ore successive al decesso.

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