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Il caso

Delitto di Garlasco, nuova inchiesta tra impronta 33, Dna e orari: cosa può cambiare dopo 19 anni

Dallo scontrino all’alibi, fino alle tracce genetiche: i punti che la Procura di Pavia sta riesaminando mentre si avvicina la chiusura delle indagini

Delitto di Garlasco, nuova inchiesta tra impronta 33, Dna e orari: cosa può cambiare dopo 19 anni

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di delitto di Garlasco torna al centro dell’attenzione giudiziaria. La nuova inchiesta della Procura di Pavia, ormai vicina alla chiusura, sta rimettendo in discussione alcuni degli elementi chiave che avevano portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

Nel frattempo, sotto indagine per concorso in omicidio c’è Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. Il quadro probatorio, però, non è ancora completo: alcuni elementi restano coperti da segreto investigativo e potrebbero emergere nelle prossime settimane.

L’impronta 33 e le tracce sulla scena

Tra i punti più discussi c’è la cosiddetta “impronta 33”, una traccia rinvenuta su una parete della scala che conduce al seminterrato della villetta di Garlasco. Secondo una consulenza tecnica, potrebbe essere compatibile con Sempio.

La difesa ha però sempre sostenuto che la presenza dell’indagato in quella casa non fosse anomala, trattandosi di una persona che la frequentava.

Il nuovo orario del delitto

Un altro elemento riguarda la possibile revisione dell’orario della morte. Le analisi medico-legali collocano il decesso tra le 10:30 e le 12, con una maggiore probabilità tra le 11 e le 11:30.

Una finestra temporale che, se confermata, inciderebbe sull’alibi di Stasi, che in quelle ore si trovava a casa a lavorare alla tesi.

Dna e compatibilità genetica

Al centro degli accertamenti anche il Dna trovato sotto le unghie della vittima. Le nuove analisi indicherebbero una compatibilità con la linea maschile della famiglia Sempio, ma senza arrivare a un’identificazione certa.

I risultati parlano di un supporto “moderatamente forte”, ma non sufficiente per attribuire con precisione la traccia a una singola persona.

Lo scontrino e le telefonate

Tra gli elementi rivalutati c’è anche lo scontrino del parcheggio, che in passato aveva contribuito a sostenere l’alibi di Sempio. Oggi, secondo chi indaga, potrebbe non essere decisivo nel collocarlo lontano dalla scena del crimine.

Riesaminate anche alcune telefonate effettuate nei giorni precedenti al delitto verso casa Poggi, che l’indagato aveva spiegato come tentativi di contattare l’amico Marco.

Biglietti e frasi al vaglio

Nel fascicolo compaiono anche appunti e foglietti con frasi ritenute rilevanti dagli investigatori. In uno di questi si leggerebbe: “Ho fatto cose talmente brutte che nessuno può immaginare”.

Si tratta di elementi ancora da contestualizzare e privi, allo stato, di un collegamento diretto con l’omicidio.

La Procura di Pavia si prepara a notificare l’avviso di conclusione delle indagini a Sempio, passaggio che potrebbe aprire la strada a una richiesta di rinvio a giudizio.

Parallelamente, si valuta anche la revisione del processo a Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni nel 2015.

Dopo anni di sentenze e ricostruzioni consolidate, il caso potrebbe dunque entrare in una nuova fase. Ma, almeno per ora, il quadro resta aperto e in evoluzione.

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