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26 Aprile 2026 - 07:50
In Italia il tema dell’occupazione giovanile resta centrale nel dibattito economico e politico. Mentre l’esecutivo si prepara a varare il cosiddetto “decreto Primo Maggio”, che dovrebbe rilanciare incentivi dedicati ai più giovani, emergono dati che confermano una situazione ancora fragile, soprattutto per gli under 30.
Nel nostro Paese si contano circa 420mila imprenditori under 30, ovvero lavoratori autonomi tra i 20 e i 29 anni. Si tratta di una quota pari all’8% del totale, un valore in linea con la media europea, ma che non basta a colmare il divario complessivo sul fronte lavorativo.
Secondo i dati più recenti di Eurostat, nel 2025 l’Unione europea registrava oltre 2 milioni di giovani imprenditori. In questo contesto, l’Italia si colloca a metà classifica, lontana dai Paesi più virtuosi.
Ancora più critica la situazione relativa all’occupazione complessiva: il tasso di occupati tra i 20 e i 29 anni si ferma al 47,6%, uno dei più bassi in Europa, superiore soltanto a quello della Bosnia. Al contrario, nazioni come i Paesi Bassi e Malta superano ampiamente l’80%.
I dati diffusi dall’Istat evidenziano un forte squilibrio generazionale. Negli ultimi vent’anni, gli occupati tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti drasticamente, passando da 7,3 a 5,2 milioni. Parallelamente, la forza lavoro over 50 è cresciuta in modo significativo.
Questo fenomeno è legato anche all’innalzamento dell’età pensionabile e alla difficoltà dei giovani di accedere a posizioni stabili. Nonostante un lieve aumento recente del tasso di occupazione generale (+0,3%), l’Italia rimane comunque sotto la media europea.
Non mancano casi di imprenditoria giovanile di successo. Tra questi, quello di Renzo Rosso, fondatore di Diesel a soli 23 anni, o di Giovanni Rana, che avviò la sua attività partendo da un piccolo laboratorio artigianale.
Più recentemente, anche realtà innovative come Bending Spoons, guidata da Luca Ferrari, dimostrano il potenziale delle nuove generazioni. Tuttavia, si tratta ancora di eccezioni rispetto al quadro generale.
Aprire una start-up in Italia resta complesso. Secondo l’Osservatorio Startup Innovative, nel 2025 si contano poco più di 11mila imprese innovative, in calo rispetto all’anno precedente. Un segnale che evidenzia le difficoltà strutturali del sistema.
Il nuovo decreto dovrebbe introdurre diversi strumenti per favorire l’inserimento lavorativo e sostenere i redditi. Tra le principali ipotesi:
conferma degli incentivi per l’assunzione degli under 35
nuove agevolazioni per il lavoro femminile
interventi per i lavoratori delle piattaforme digitali
rafforzamento della sicurezza sul lavoro
misure contro il caro vita e per garantire salari più equi
L’obiettivo è aumentare il potere d’acquisto e stimolare una crescita più inclusiva.
Tra gli strumenti principali resta il bonus giovani, attualmente valido fino al 30 aprile. L’incentivo prevede uno sgravio contributivo per i datori di lavoro che assumono giovani con contratti stabili.
La misura punta a facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro e a creare nuove opportunità occupazionali, anche se la sua efficacia dipenderà dalle eventuali proroghe e modifiche future.
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