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Caro carburante, i tassisti torinesi in affanno: «Costi su del 30%, ma le tariffe restano ferme»

La categoria denuncia margini sempre più ridotti e chiede interventi urgenti per evitare il collasso del settore

Caro carburante, i tassisti torinesi in affanno: «Costi su del 30%, ma le tariffe restano ferme»

Il caro carburante continua a colpire duramente il settore taxi, e a Torino la situazione sta diventando sempre più difficile da sostenere. Con il prezzo del gasolio che ha raggiunto quota 2,20 euro al litro e rincari diffusi anche su benzina e manutenzione, i tassisti denunciano un progressivo assottigliarsi dei margini di guadagno.

A raccontare il momento critico è Andrea Caramagna, coordinatore nazionale di Uiltrasporti per il settore taxi, che descrive una categoria ormai sotto pressione: «Chi ne patisce siamo tutti noi, perché veramente il gasolio, la benzina e anche chi ha le macchine elettriche: comunque è salito tutto di circa il 30%. E questi costi sono interamente a carico nostro». Il nodo centrale resta quello delle tariffe, che essendo amministrate non possono essere adeguate liberamente: «Se prima facevi una corsa da 10 euro, oggi con la stessa corsa fai sempre 10 euro. Ma nel frattempo i costi sono aumentati. La forbice per noi si è ristretta tantissimo».

Nel dettaglio, a pesare è soprattutto il carburante, elemento principale per chi lavora quotidianamente su strada: «Prima facevamo il pieno con 50 euro, adesso ne servono 70. Parliamo di un aumento del 30% su una spesa primaria. Il gasolio è arrivato a 2,20 euro, 2,10 euro. È aumentato tutto». A questo si aggiungono gli aumenti legati alla manutenzione dei veicoli: «Non è solo carburante. Un tagliando che prima costava 200 euro oggi arriva a 250. I ricambi sono aumentati, tutto è aumentato. E anche questi costi ricadono completamente su di noi».

A Torino e nell’area metropolitana circolano circa 1.570 taxi. Il parco mezzi è variegato, ma ancora fortemente legato ai carburanti tradizionali: «Abbiamo tante macchine diesel e tante ibride a benzina. Le elettriche sono circa un centinaio: una percentuale minima». Nemmeno la transizione elettrica, però, rappresenta una soluzione immediata: «È vero che magari loro patiscono meno, ma anche la corrente è aumentata. Se prima una ricarica costava 20 euro, oggi può arrivare a 25 o 26. Quindi il problema riguarda tutti».

La preoccupazione cresce anche in vista delle prossime settimane, quando potrebbe venir meno il taglio delle accise introdotto dal Governo: «Dal primo maggio, se non ci saranno proroghe, torneranno quei 20 centesimi in più. E per noi sarà una legnata. Il prezzo salirà ancora, e diventerà ancora più difficile lavorare». Ora la categoria chiede interventi concreti alle istituzioni: «Noi non chiediamo un aumento delle tariffe, ma un contributo per compensare questi aumenti. Chiediamo alla Regione e al Governo di fare qualcosa, perché così la situazione è davvero critica». Caramagna sottolinea anche come, al momento, le richieste siano rimaste senza risposta: «A livello nazionale ci stiamo muovendo, sono state mandate delle lettere al Ministero, ma per ora non abbiamo ricevuto nulla».

Un quadro che trova conferma anche nelle parole di Uritaxi, l’Unione di rappresentanza italiana dei tassisti. Il presidente nazionale Claudio Giudici evidenzia come l’aumento del carburante abbia un impatto diretto sulla categoria: «A differenza di altri operatori, i taxi non possono adeguare liberamente le tariffe. Questo significa che l’aumento dei costi incide esclusivamente sui tassisti, non sugli utenti». Secondo Uritaxi, si tratta di una situazione eccezionale, legata anche al contesto internazionale: «Nel giro di poche settimane il costo del carburante è aumentato in modo significativo, gravando sul lavoro quotidiano. È una fase straordinaria, che richiede risposte altrettanto straordinarie». L’associazione invita quindi a un cambio di approccio: «Restare ancorati a dogmi e rigidità rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Servono soluzioni pragmatiche, anche a livello europeo, per contenere il costo delle materie prime».

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