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CRONACA GIUDIZIARIA
29 Aprile 2026 - 12:16
Del derby era rimasto soprattutto questo: il rumore degli scontri, le tensioni fuori dallo stadio, le cariche della polizia e una lunga coda giudiziaria. Per tre ultras della Juventus è arrivata la condanna per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, con pene comprese tra un anno e un mese e sette mesi di carcere. Si chiude così il processo di primo grado per gli ultimi tre imputati coinvolti nei disordini avvenuti il 2 ottobre 2021, prima della stracittadina contro il Torino, nella zona di corso Sebastopoli. Erano gli unici a non aver scelto patteggiamenti o messe alla prova, percorsi già seguiti dagli altri ventidue indagati finiti nell’inchiesta. A difenderli è l’avvocato Emanuele Zanalda. Quel pomeriggio, mentre la città si preparava al derby, la tensione tra le due tifoserie era salita rapidamente. Gli ultras bianconeri cercavano il contatto con quelli granata e il reparto mobile era intervenuto per evitare che le due frange entrassero in contatto diretto. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i tifosi juventini avevano reagito colpendo gli agenti con bottiglie di vetro, bastoni e cinghie. Una violenza esplosa a pochi passi dallo stadio e culminata con l’arresto immediato di uno degli ultras, fermato pochi istanti dopo i disordini. L’indagine della Digos, durata oltre un mese, aveva poi permesso di individuare complessivamente 25 ultras bianconeri appartenenti ai gruppi “Tradizione Antichi Valori” e “Bravi Ragazzi”, tutti denunciati. Per i tre condannati non ci sono soltanto le pene detentive. I giudici hanno disposto anche il divieto di accesso a qualsiasi impianto sportivo italiano per due anni, misura che scatterà dal momento in cui la sentenza diventerà definitiva. Inoltre, per lo stesso periodo, dovranno presentarsi in questura ogni volta che giocherà la Juventus: trenta minuti prima dell’inizio della partita e dieci minuti prima della fine. L’obbligo resterà valido anche in caso di trasferte all’estero.
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