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L'inchiesta Askatasuna
30 Aprile 2026 - 11:17
“Un esempio per tutta Italia”. Così Mattia Marzuoli, ex numero due di Askatasuna, descriveva le progettualità violente legate alla mobilitazione e alle azioni contro il Tav. le carte dell’inchiesta legata ad Askatasuna, nelle loro intercettazioni, raccontano di un’organizzazione che provvedeva da sè alla costruzione di diverse armi e strumenti.
Si legge negli atti che “le tecniche di guerriglia mutuate erano ispirate da altri territori di conflitto bellico, vedi il Kurdistan”. Si, perché in Kurdistan erano stati a combattere diversi antagonisti riconducibili all’area antagonista dei centri sociali. E li avevano imparato molto. Sempre dalle carte di chi ha indagato per anni - e anni - si legge affermazione che “le mobilitazioni No Tav sono state il principale terreno di scontro con lo Stato” e, soprattutto, che la regia dietro gli attacchi della Val Susa sia completamente stata a cura di Askatasuna. “Solo ai militanti di Askatasuna”.
Ordigni esplosivi. Razzi, artifici, corpi contundenti. Il 4 maggio 2020 Marzuoli e Luca Raviola parlano dello “sparapatate”. “Un tubo in cui incastri una patata poi riempi di gas il culo che è aperto, lo chiudi, l’accendi… fa una fiammata davanti… fa una bella botta! Occhio eh, tira lontano…” spiega Raviola “ce l’ha l’amico di Mascarino (Andrea Mascarino, militante di Aska, ndr) lui li faceva bene. Arrivava, parcheggiava lontano, ma tipo lontano sulla statale” racconta Raviola “poi scendeva a piedi nel bosco, stava sempre bardato, accendeva lo sparapatate e…”. Uno strumento che secondo gli investigatori è “molto pericoloso”. È stato utilizzato in diversi attacchi al cantiere Tav di Chiomonte. Uno strumento che veniva utilizzato già nel 2011…
Due tubi di diverso diametro incollati tra loro: i tubi sono in pvc, come lo sono i tappi e i riduttori. A volte invece il materiale utilizzato è stato l’alluminio. Materiale facilmente reperibile in qualsiasi negozio di fai da te. Tra i tubi, quello più corto diviene la camera dove avviene la combustione provocata dall’accensione di un gas infiammabile - un semplice deodorante può andare bene - che miscelato con l’aria già presente nella camera genera una combustione che provoca una pressione di spinta nell’oggetto da lanciare. E no. Non è che perché si chiama sparapatate perché si usa solo per sparare patate. Uno strumento che per gli inquirenti può essere ed è stato micidiale. Perché gli antagonisti appunto sparavano di tutto. Legno, materiale plastico. Poi i petardi. Ancora oggi usano diversi petardi nelle manifestazioni che come tutti sanno finiscono in violenti scontri con le forze dell’ordine - e con una città devastata. “Una volta abbiamo preso 50 petardi. Li abbiamo tagliati facendo un mix con le polveri. Così abbiamo costruito le mega cipolle” racconta fiero Marzuoli. Anni fa un militante di Aska che risponde al nome di Laviola Donato era stato notato all’aereopprto di Bari. “Doveva tornare a Torino e si è dimenticato che aveva nella giacca una cipollina gigante. L’ha gettata nel cestino dell’aereoporto. Due mesi dopo se lo sono andati a prendere”. E a casa di Laviola hanno trovato di tutto. Nelle mega cipolle c’era non solo la polvere. Viti e altri oggetti lesivi all’interno. “Con l’obiettivo” si legge nelle carte “di poter arredare anche lesioni mortali”.
Umberto Raviola, altro super attivo del centro sociale sgomberato il 18 dicembre, racconta in una telefonata di come abbiano imparato a costruire le molotov “provoca una brutta morte” ride. Sempre lui spiega che i tubi innocenti “andrebbero bene mettendo una bomba carta o una biglia. Sono larghi hanno lo stesso spessore di un mortaio”. E ancora c i tubi per razzetti, i tubi “bomba” come li chiamavano loro. “Al mio funerale non voglio un aperitivo di Aska. Ma bordello e scontri” affermava Marzuoli. “Potrebbe partecipare la Digos con il Gonfalone del Comune e quello della polizia per rendere onore al nemico”.
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