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CRONACA GIUDIZIARIA
30 Aprile 2026 - 12:52
Non passa la linea del tribunale. La Corte costituzionale chiude il caso sul decreto legge 36 del 2025 e respinge le questioni di legittimità sollevate proprio da Torino. In parte “non fondate”, in parte “inammissibili”: il risultato non cambia. La norma resta. Al centro c’è la stretta sulla cittadinanza per chi nasce all’estero. Il decreto ha cambiato le regole: niente più trasmissione automatica e senza limiti, se si possiede un’altra cittadinanza, a meno di condizioni precise. Tra queste, la domanda presentata entro il 27 marzo 2025, oppure un legame diretto con un genitore o un nonno solo italiani, o ancora due anni di residenza in Italia del genitore prima della nascita o dell’adozione. Da Torino era partita la contestazione. Il tribunale aveva parlato di possibile violazione dell’articolo 3 della Costituzione, sostenendo che la norma colpisse diritti già acquisiti. La Consulta risponde in modo netto: non si tratta di togliere qualcosa, ma di stabilire chi non ha mai avuto quel diritto secondo le nuove regole. Una “preclusione originaria”, non una revoca. Il ragionamento è lineare. La cittadinanza, spiegano i giudici, non è solo una questione formale, ma un legame reale con il Paese. Per questo il decreto viene considerato equilibrato: non tocca chi è già cittadino e neppure chi aveva già avviato la pratica. Anzi, la Corte parla di un intervento “correttivo” rispetto al passato, con alcune aperture per facilitare comunque il riconoscimento agli stranieri di origine italiana.
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