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Primo Maggio

CLIP, i lavoratori invisibili dell’informazione si prendono la scena: dietro l’obiettivo, ora in piazza

Al corteo della Festa dei Lavoratori la presenza visibile del Collettivo del Lavoro dell’Informazione Precario: tra fotocamere, videocamere e taccuini, freelance e collaboratori denunciano sfruttamento, mancanza di tutele legali e chiedono rappresentanza reale

CLIP, i lavoratori invisibili dell’informazione si prendono la scena: dietro l’obiettivo, ora in piazza

Al corteo della Festa dei Lavoratori non erano sul palco. Non guidavano cori. Non aprivano lo striscione. Ma c’erano. Eccome se c’erano. Presenza visibile, concreta, quasi inevitabile: tra fotocamere appese al collo, videocamere accese e taccuini pieni di appunti. Sono quelli che raccontano gli altri, sempre. E che stavolta hanno deciso di raccontare anche se stessi. CLIP, Collettivo del Lavoro dell’Informazione Precario. Nome secco, da redazione. Ma dentro, una storia che non fa titoli da anni. Non parlano solo ai precari. Parlano a tutti quelli che stanno nel mezzo: freelance, collaboratori, fotografi, videomaker, addetti stampa. Gente che lavora, produce, consegna. E poi resta sospesa. Senza tutele vere, senza rete. Le richieste sono dirette. Più controlli su agenzie e redazioni, accusate di usare lavoratori autonomi come fossero dipendenti, ma senza diritti, senza rimborsi, senza protezioni. Il diritto d’autore che scivola via, spesso più nelle mani di chi compra che di chi crea. E il rischio, quello vero, che resta sempre addosso a chi scende in strada con una macchina fotografica o un microfono. Sul piano legale non usano mezzi termini. Le cifre previste per le tutele? Irrisorie. Mille euro per una causa civile, duemila per una penale. Non basta. Non copre. Non protegge. “È una farsa”, dicono. E il punto è difficile da smontare: sono tra i più esposti, spesso mandati in prima linea, ma lasciati soli quando qualcosa si rompe. O qualcuno si arrabbia. Poi c’è il nodo della rappresentanza. Vogliono esserci. Nei luoghi dove si decide. Senza barriere, senza tessere che diventano muri. Perché i problemi sono noti, ripetuti, sedimentati. 

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