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il lutto

E' morto Alex Zanardi, il pilota che ha insegnato al mondo a non arrendersi mai

L’ex pilota e simbolo del paralimpismo si è spento a 60 anni. La sua scomparsa il 1° maggio, nello stesso giorno di Ayrton Senna

E' morto Alex Zanardi, il pilota che ha insegnato al mondo a non arrendersi mai

È morto Alex Zanardi. Lo ha annunciato stamattina la famiglia, la moglie Daniela e il figlio Niccolò, che gli sono rimasti accanto in questi sei anni di lotta estrema e silenziosa iniziata dopo l'ultimo, tragico incidente del 2020. L'ex pilota bolognese di Formula 1 e campione-simbolo del paralimpismo se ne è andato ieri sera, 1° maggio 2026, all'età di 60 anni. Una data carica di significato, lo stesso giorno che trentadue anni fa si portò via un altro gigante delle corse come Ayrton Senna, lasciando un'eredità fatta di sfide, coraggio e una grandezza umana e morale senza eguali.

La sua storia straordinaria è stata un lungo e continuo inno alla vita, perché Alex a scrivere la parola fine non si era mai rassegnato. Bolognese, classe 1966, figlio di un papà idraulico e di una mamma sarta, è stato l’uomo che visse più volte. Amante dello sport e della velocità fin da giovanissimo, non si era lasciato fermare nemmeno dalla perdita della sorella maggiore in un incidente stradale nel 1979. Aveva iniziato con i kart regalati dal padre per poi approdare nel 1991 in Formula 1 con la Jordan, correndo anche per la Lotus. I risultati migliori arrivarono però negli Stati Uniti, dove nella Formula CART conquistò i titoli del 1997 e del 1998, prima di tornare nel massimo circuito con la Williams nel 1999.

Proprio al volante, la vita lo mise di fronte alla prova più dura il 15 settembre 2001, durante una gara al Lausitzring. In quello schianto terribile Alex perse entrambi gli arti inferiori, rischiando di morire dissanguato. Sopravvisse a sedici interventi e sette arresti cardiaci, ma non si accontentò di andare avanti: volle tornare a gareggiare. Scoprì il paraciclismo, disciplina che lo portò a vincere quattro ori e due argenti tra i Giochi di Londra 2012 e Rio 2016, oltre a otto titoli mondiali su strada. La sua grinta divenne universale, raccontata anche attraverso libri e la conduzione televisiva di "Sfide", dove il suo sorriso contagioso divenne un simbolo di speranza per milioni di persone.

Il destino gli riservò un altro colpo durissimo il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in handbike sulle strade del senese. Lo scontro con un camion gli causò ferite disperate, ma Alex dimostrò ancora una volta di essere un "ironman" azzurro, sopravvivendo a lunghi mesi di coma e complicazioni cliniche, fino al ritorno protetto nella sua casa. A tutti era sempre apparso immortale per la sua capacità miracolosa di tornare ogni volta alla vita. Oggi quella corsa si è fermata, ma resta intatto l'esempio di un uomo che ha trasformato ogni torto della sorte in una nuova, straordinaria partenza.

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