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L'addio
15 Marzo 2026 - 15:15
Oggi l’Europa è un po’ più sola: a 96 anni ci ha lasciati Jürgen Habermas, una delle menti più brillanti del secolo scorso. Non era il classico professore chiuso in biblioteca, per lui la filosofia aveva un grande compito: migliorare la società. La sua missione? Costruire un’Europa unita e federale, l'unico scudo capace di proteggerci dal ritorno di quei nazionalismi violenti che avevano distrutto il continente nel primo Novecento.
Tutto parte dalla sua infanzia. Nato nel 1929 a Düsseldorf, Habermas ha vissuto l'incubo del nazismo da adolescente. Quando la guerra finì e vennero a galla gli orrori del regime, ricevette uno shock che cambiò la sua vita. Da quel momento, si è posto una sola grande domanda: come può un popolo rialzarsi e diventare davvero democratico dopo aver vissuto nel buio di una dittatura? Questa ossessione lo portò a studiare di tutto — dalla storia all’economia — fino ad approdare alla celebre Scuola di Francoforte, dove insieme al suo maestro Adorno iniziò a studiare come la comunicazione e il linguaggio potessero renderci cittadini più liberi.
Habermas ci ha insegnato che per essere uniti non serve avere lo stesso sangue o la stessa religione. Ha inventato un’idea bellissima chiamata “patriottismo costituzionale”. In parole semplici: non dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione per i suoi confini o per il passato ma perché rispettiamo tutti le stesse regole democratiche, abbiamo gli stessi diritti e crediamo negli stessi valori. Per lui, essere europei significava proprio questo: scegliersi ogni giorno basandosi sul dialogo e sulla ragione, non sulla geografia.
Con la sua scomparsa, confermata dalla casa editrice Suhrkamp, perdiamo una bussola fondamentale. Habermas ci lascia in eredità l'idea che la democrazia sia un esercizio continuo di discussione e confronto civile.
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