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Economia
04 Gennaio 2026 - 11:15
Negli ultimi giorni il tema ha iniziato a circolare con insistenza anche sui social network, rilanciato da pagine europee di analisi economica come Parlons Finance. Un segnale che il dato non è passato inosservato oltre i confini nazionali. L’Italia ha infatti raggiunto un traguardo storico, superando il Giappone e diventando la quarta potenza mondiale per valore delle esportazioni. Nel biennio 2024-2025 il valore dell’export italiano ha oltrepassato quello giapponese, collocando la Penisola subito dietro Cina, Stati Uniti e Germania, e davanti a un Paese che per decenni è stato considerato una delle grandi potenze industriali mondiali. Pensare che fino a dieci anni fa l’Italia occupava ancora la settima posizione in questa classifica.
Nello scenario di un rallentamento economico, dell’aumento dei tassi di interesse e delle persistenti tensioni commerciali, la crescita delle esportazioni italiane appare controcorrente e rafforza l’idea di una ritrovata solidità industriale. Alla base di questa performance c’è un modello produttivo ben definito. L’Italia continua a essere fortemente competitiva nei settori manifatturieri ad alto valore aggiunto, come la meccanica avanzata, i macchinari industriali, la componentistica per l'automotive e l'aerospazio (di cui il Piemonte rappresenta il protagonista indiscusso), l’agroalimentare di qualità e il comparto del lusso. Un ruolo decisivo è svolto dal tessuto di piccole e medie imprese esportatrici, spesso a conduzione familiare, altamente specializzate e capaci di imporsi sui mercati internazionali grazie a flessibilità e know-how.
Il nuovo posizionamento globale non cancella però le preoccupazioni. Il rafforzamento dell’euro viene percepito come un potenziale freno alla competitività delle imprese esportatrici, soprattutto sui mercati extraeuropei e in particolare negli Stati Uniti. Le autorità italiane hanno espresso timori sull’impatto del cambio, mentre le stime industriali indicano che un deterioramento del contesto monetario potrebbero diventare perdite rilevanti di valore dell’export.
Il sorpasso dell’Italia sul Giappone non è soltanto un dato statistico, ma un segnale più ampio sullo stato dell’industria europea. Dimostra che, nonostante questo anno "particolare", la manifattura resta un pilastro strategico, ma riapre anche un dibattito che sembra essere dimenticato: oggi la competitività non dipende più solo dalla qualità dei prodotti, bensì anche dalle scelte di politica monetaria. La domanda che emerge, e che anima anche il confronto sui social, è se l’Europa sia disposta ad accettare un euro più debole per difendere la propria industria, anche a costo di maggiori pressioni inflazionistiche.
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