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Minacce legali
04 Febbraio 2026 - 11:00
Il confronto tra il governo canadese e Stellantis, dopo minacce legali e patti violati, entra in una fase critica. Ottawa sta preparando una richiesta di rimborso da centinaia di milioni di dollari nei confronti del gruppo automobilistico, accusato di aver ridimensionato la produzione in Canada nonostante il Paese abbiamo fornito numerosi incentivi pubblici negli ultimi anni. Al centro del conflitto c’è lo stabilimento di Brampton, in Ontario, per il quale il governo federale aveva stanziato oltre un miliardo di dollari canadesi con l’obiettivo di riconvertire l’impianto e garantirne la continuità produttiva. Un impegno che, secondo l’esecutivo, Stellantis non avrebbe rispettato.
La decisione del gruppo, guidato da Antonio Filosa, di trasferire la produzione della Jeep Compass dallo stabilimento canadese a quello dell’Illinois, nell’ambito di un maxi piano di investimenti da 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti, ha riacceso lo scontro politico e industriale. «Gran parte del nostro sostegno era legata ai volumi produttivi: se non c’è produzione, non c’è finanziamento», ha dichiarato la ministra dell’Industria Melanie Joly, ribadendo che il governo è pronto anche a ricorrere ai tribunali per recuperare il denaro dei contribuenti.
In risposta, Stellantis ha confermato di essere al lavoro su un assetto produttivo sostenibile in Canada, ricordando che circa 240 dipendenti di Brampton hanno accettato il trasferimento nello stabilimento di Windsor. Una soluzione che però non scioglie il nodo principale: il venir meno dell’attività industriale promessa in cambio degli incentivi. Il caso Stellantis rappresenta un fenomeno comune, ossia progressivo ridimensionamento della presenza dei grandi costruttori nordamericani in Canada. Secondo i dati del Trillium Network for Advanced Manufacturing, la quota produttiva di Stellantis, GM e Ford è scesa dal 56% del 2016 al 23% nel 2025, alimentando il dibattito sull’efficacia delle politiche di sostegno pubblico.
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