Cerca

I conti dell'eversione

Bombe, jammer (su Amazon) e bus per i "trasfertisti": un arsenale da migliaia di euro per Aska. Ecco dove li prendono

L'occupazione è costata 7 milioni di euro al Comune; da una raccolta fondi, 100mila euro ai militanti

Bombe, jammer e bus per i "trasfertisti": un arsenale da 50mila euro per Aska. Dove li prendono?

Chi finanzia la guerriglia? Questo è l’interrogativo cui nessuno pare voler dare una risposta. Bombe carta, jammer per bloccare le frequenze radio, furgoni per i cortei, bus per le “trasferte” e viaggi da tutta Europa (e non solo). E poi, ancora: il metallo per gli scudi, le maschere antigas, i capi d’abbigliamento neri da abbandonare. L’arsenale dei soldati di Aska - o comunque degli assalti antagonisti, dai No Tav in giù - ha un costo: come si finanziano questi gruppi?

È un filone di indagine che non è mai stato esplorato davvero, neppure all’epoca delle prime battaglie No Tav, nonostante alcuni “suggerimenti” di alcuni magistrati sull’impiego della Guardia di Finanza. Ma è quello che potrebbe far calare l’ipocrita velo dello “spontaneismo” dell’anarchia per svelare l’esistenza di una autentica rete con i suoi canali di finanziamento.

D’altra parte, a Torino si è calcolato che l’occupazione - durata trent’anni - di Aska è costata quasi 7 milioni di euro. Nei giorni del patto “bene comune”, quando i militanti sono usciti dall’edificio di corso Regina Margherita, è stata attivata una raccolta fondi “Supporta il 47”, per pagare i lavori di recupero del primo piano, che in poco tempo ha fruttato 100mila euro.

Veniamo alla sola manifestazione di sabato: colleghi e investigatori di lungo corso calcolano che tra ordini pirotecnici e altro ci fosse materiale per migliaia di euro. Un arsenale - con un costo - nascosto e poi recuperato o dalle case dei militanti o, come è molto probabile, a Palazzo Nuovo occupato.

Avevano jammer per disturbare le comunicazioni radio: su Amazon questi apparecchi costano da 70 a 134 euro. Le maschere antigas? Da 34 a 103 euro, sempre su Amazon. Poi, il furgone cassonato utilizzato in testa al corteo, quello con le casse audio e le bandiere della Palestina, sempre lo stesso che viene impiegato in varie manifestazioni. Unirent - il marchio è ben visibile sul cofano - li noleggia per 120 euro al giorno per un massimo di 50 chilometri.

I “trasfertisti”, ossia quelli arrivati da Francia, Spagna e persino Nigeria: chi ha pagato le loro spese di viaggio? Sabato sera, dopo il corteo, almeno un migliaio di persone festeggiava gli scontri, mentre la polizia le scortava verso il cimitero Monumentale dove erano attesi i bus turistici per il ritorno: ognuno di questi bus, ipotizziamo da 50 posti, costa fino a mille euro per una giornata intera di noleggio, se si resta in Italia. Ognuno ha pagato il biglietto, oppure c’è qualche “sponsor”? Le cene di autofinanziamento, di certo, non bastano.

Così come non bastano le locandine fatte da Zerocalcare e messe in vendita sul Web. È l’ennesima zona grigia, nel contrasto all’antagonismo violento, che da anni non si vuole esplorare.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.