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ECONOMIA

Cantieri piemontesi tra Iran e rincari: "La Tav è l'opera più in ritardo"

Oti Piemonte, 71 opere monitorate: entro il 2033 ne saranno concluse 42 (per 30 miliardi)

Cantieri piemontesi tra Iran e rincari: spinta sui lavori, ma il tempo stringe

Mentre l’Iran brucia e i mercati alzano la voce, in Piemonte il sismografo delle grandi opere registra scosse crescenti. C’è chi spinge sull’acceleratore per chiudere i cantieri, e chi teme una nuova fiammata dei costi. Domanda chiave: riusciranno tempi, budget e approvvigionamenti a marciare allo stesso passo?

Secondo il Rapporto Oti Piemonte 2026, che monitora le 71 opere ritenute cruciali dalle imprese, entro il 2033 ne saranno concluse 42 per un valore di 30 miliardi.

L’ISTANTANEA DELL’OTI PIEMONTE
“È giusto dire cosa va bene, ma anche cosa va meno bene: serve essere pragmatici perché i collegamenti sono condizioni fondamentali per le imprese. Costi, tempi e accessibilità”, osserva Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali di Torino. E aggiunge, con lo sguardo all’attualità: “Il mondo da venerdì sta cambiando velocemente, ma non dobbiamo scoraggiarci e andare avanti insieme”. Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, concorda sulla necessità di un approccio sistemico: “È difficile immaginare le conseguenze economiche di quel che è successo nel fine settimana. Dobbiamo ragionare sul fronte dell’energia e sulla possibilità di produrre energia elettrica, senza dimenticare le infrastrutture telematiche e i data center. Le opportunità di sviluppo sono molte”.

I NUMERI
I dati dell’osservatorio parlano chiaro:

- su 71 opere monitorate, 31 sono “in orario”;
- 22 hanno perso terreno nell’ultimo anno; 
- le opere “in grave ritardo” crescono da 5 a 9;
- 30 interventi sono già cantierati: 19 in linea, 10 in ritardo e 1 in grave ritardo; 
- 27 sono in fase di progettazione e 9 sono proposte progettuali.

La quota di opere puntuali scende dal 48% al 43%. Fa eccezione il territorio di Torino, che “tiene” con circa il 75% dei cantieri in linea coi programmi. Dal 2001, anno di avvio dell’osservatorio, sono state completate 24 opere: un bilancio che racconta di una resilienza storica, ma anche di colli di bottiglia noti.



LE OPERE 
Sotto i riflettori resta la Torino-Lione. “La Tav è una di quelle più in ritardo a causa di grossi problemi di sicurezza”, sottolinea Paolo Malabaila, presidente di Ance Piemonte e della Commissione Infrastrutture di Confindustria Piemonte Il capitolo Alpino non finisce qui: “Vorremmo si mettesse in cantiere la seconda canna del traforo del Monte Bianco: la chiusura prevista crea grandi problemi”. Per Marco Gay, sull’asse europeo serve un disegno completo: “Sulla Tav bisogna fare tutti gli investimenti a corollario per collocare Torino lungo l’asse Milano-Parigi, a cominciare dallo snodo di Orbassano e da Sito”. Lo sguardo di Stefano Lo Russo va anche a sud: “Dobbiamo iniziare a ragionare sui collegamenti verso la Liguria, in particolare Savona e Genova. Certe infrastrutture sono ferme ai secoli scorsi”. Sullo stesso binario l’assessore regionale a Logistica e Infrastrutture, Enrico Bussalino, che annuncia la convocazione “della conferenza dei servizi a supporto di questi collegamenti sui corridoi internazionali che coinvolgono il territorio”.

SCADENZE E IMPATTI
“Possiamo dire con soddisfazione che nel 2025 sono state concluse 7 opere e altre 15 chiuderanno nel 2026. Da qui al 2033 la ricaduta positiva per il nostro territorio potrebbe essere importante, pari a circa 30 miliardi”, afferma Paola Malabaila. Un traguardo potenziale che, però, ha bisogno di corsie preferenziali su progettazione, permessi e coperture finanziarie: “Le maggiori difficoltà sono nelle fasi di cantierizzazione a causa delle lungaggini progettuali e dei costi da coprire”.

METRO 2 
Esempio emblematico è la Metro 2 di Torino. “Si stanno facendo revisioni proprio legate al costo dei materiali. Il tracciato sarà più corto, ma speriamo sia anche cantierato a breve”, dice Paola Malabaila. Marco Gay definisce la linea “un’opera che ridisegna la città e sarà la chiave insieme al passante ferroviario”, e invita a procedere “in maniera spedita, perché ne va della nostra credibilità”, esprimendo preoccupazione per “il rallentamento verso Rivoli-Cascine Vica”. Il richiamo del sindaco Lo Russo è alla responsabilità della filiera: “Oltre all’assegnazione dei lavori, bisogna anche avere certezze sul fatto che chi li vince, poi li realizza”. 



I COSTI
Se l’orizzonte geopolitico s’increspa, i conti lo sentono. “Temiamo una fiammata dei costi dei carburanti, passando per altri materiali come ferro, calcestruzzo e isolanti. Un po’ come è già successo nel periodo Covid e della crisi in Palestina. Ci sono già problemi di approvvigionamento”, avverte Malabaila. Il tema delle risorse è cruciale anche sul fronte europeo: “Senza PNRR dovrebbero arrivare altri fondi dall’Europa che dovrebbero portare alla chiusura degli interventi già in cantiere”. 

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